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Venzia 83: Paul Schrader torna al Lido con “The Basics of Philosophy”

Venzia 83: Paul Schrader torna al Lido con “The Basics of Philosophy”

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Jack Huston sul red carpet di Venezia 83 (Foto di Sabina Filice)

Presentato fuori concorso nella sezione Venice Open all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “The Basics of Philosophy”, il nuovo film di Paul Schrader con Martin Scorsese come produttore esecutivo.

Sofia Boutella (Foto di Sabina Filice)

John Jorissen (un perfettamente ambiguo e respingente Jack Huston) è uno stimato e piacente docente di filosofia del Ridgemont College. Alle partecipate lezioni alterna la sfilacciata relazione con una collega di ateneo, Rebecca, psicologa (una crepuscolare Sofia Boutella), e la serale e annosa scrittura di un saggio sul filosofo Baruch Spinoza. Rebecca ha un figlio adolescente, Willie, nato da una precedente relazione, il quale dimostra di avere un buon rapporto con John. Che sembra a sua volta maestro integerrimo, se è vero che smorza sul nascere il tentativo di approccio di un’intraprendente studentessa intenzionata a superare l’esame. La svolta arriva però al funerale del suo ricco e potente padre (un roccioso Bill Pullman): l’apparizione tra i fedeli di un uomo più giovane di lui, di umili origini messicane e divenuto oggi intermediario immobiliare di successo, riporta alla luce un segreto che John aveva condiviso soltanto con il proprio padre e che costui s’era sbrigato a coprire col denaro e le proprie influenze. Dietro quel segreto si cela una condotta di vita ben diversa da quella che traspare quotidianamente da dietro la cattedra e una colpa che John dovrà affrontare nella propria coscienza utilizzando innanzitutto le armi della filosofia.

Bill Pullman (Foto di Sabina Filice)

“The Basics of Philosophy” è un ulteriore tassello nella “nuova giovinezza” del novello ottantenne Schrader e ne rispetta in pieno le “basi”, le costanti di un cinema d’intelletto, asettico, e votato all’essenzialità, all’ellissi anziché alla spiegazione ad ogni costo cui tanto audiovisivo contemporaneo ci ha abituati. E coraggioso, innanzitutto, nell’affrontare temi spigolosi e irrisolvibili senza, appunto, fornire spiegazioni o finali di comodo. John è l’ennesimo protagonista schraderiano tormentato, tragico perché dibattuto tra forze opposte di paritario calibro, chiamato ad uscire da una difensiva e incolore routine autoimposta e tentare un’azione estrema, regolarmente abortita nel suo punto di rottura. A differenza dei suoi predecessori, l’antieroe, o eroe senza qualità, di quest’ultimo film ha a disposizione unicamente le armi dell’intelletto e della propria tumultuosa coscienza. Il percorso agli inferi gli consente, proprio perché non completato, di ritornare in superficie. Senza aver raggiunto redenzione alcuna, probabilmente. Nulla all’esterno è infatti cambiato, ma tutto, forse, è cambiato nella sua interiorità. Non sappiamo se John sia davvero maturato, di certo viene illuminato da quell’inatteso e giovane sguardo finale su cui si chiude il film, una puntura e un marchio che s’innestano per sempre nella sua coscienza.

Paul Schrader con i protagonisti di “The Basics of Philosophy” (Foto di Sabina Filice)

Il cinema di Schrader è prezioso per la sua asciuttezza ed essenzialità, rappresentate dalle case dei suoi protagonisti, sempre spoglie e ordinate, senza elementi fuori posto o devianti, se si eccettua in questo film il pianoforte, che scopriremo d’altronde essere l’“arredo” più importante perché connesso con la colpa. Una ricerca di pulizia evocativa che in qualche frangente fa pensare alla lezione di Robert Bresson, ma che in altri slitta verso il proprio contrario, la necessità di spiegare, di rimarcare, di inventare e deviare insistendo su quanto già esposto. Si pensi ai non necessari flashback in bianconero col padre, a quello cromaticamente diversificato relativo all’evento cardine, e al bisogno di materializzare uno Spinoza-dandy a spasso nel parco col protagonista per ribadire la riflessione su colpa, espiazione e ragione. “The Basics of Philosophy” ci offre pertanto uno Schrader minore ma tuttavia da vedere e considerare, come detto, innanzitutto quale solido contraltare a quanto quotidianamente scorre sui nostri schermi.

Paul Schrader con il cast sul red carpet di Venezia 83 (Foto di Sabina Filice)