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Venezia 83: con “Succederà questa notte” Nanni Moretti incanta e sorprende

Venezia 83: con “Succederà questa notte” Nanni Moretti incanta e sorprende

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Presentato in concorso il nuovo film di Nanni Moretti, “Succedrà questa notte”, prodotto tra gli altri da Fandango (presente sul red carpet Kasia Smutniak, moglie del titolare Domenico Procacci), Sacher Film e Rai Cinema.

Nanni Moretti all’ingresso del Palazzo del Cinema di Venezia 

In una sauna sul mare davanti all’Opera House si Oslo, Matteo (Louis Garrel) è in compagnia di Thea (Melina Åkerman Kvie), la giovane compagna norvegese di lui incinta, e della madre Agnese (Angela Finocchiaro). Costei vorrebbe che Thea si trasferisse definitivamente in Italia perché la ritiene incapace di crescere un figlio in Norvegia con il solo supporto di Matteo. La risposta della ragazza è mollarle uno schiaffo. In India un giovane architetto, davanti al pubblico intervenuto per la presentazione dei suoi progetti, chiede di sposarlo a Greta (Jasmine Trinca). Greta si agita e telefona al padre (Nanni Moretti), chiedendogli di raggiungerla. Greta gli confida di non voler vivere lontano dall’Italia e di non voler più sposare quell’uomo.

Jasmine Trinca e Luis Garrel 

Greta, in abito da sposa, raggiunge il campo da tennis dove si stanno affrontando Matteo e il fratello: pretende di giocare un solo set e batte Matteo a zero. Matteo, colpito da quella novella sposa, la ritrova sette anni dopo a San Sebastián, e per la seconda volta la lascia fuggire. Inizialmente nemmeno l’aveva riconosciuta, d’altronde: il volto della donna era infatti mascherato da un pesante trucco da vecchia. Greta è infatti un’attrice, ed è alla disperata ricerca della figlioletta, sparita in città. La piccola sarà rintracciata da Greta e da suo marito in un parco, dopo una lunga ricerca. Greta rinuncia dunque al film che sta girando là, per stare accanto alla figlia, che comincia a manifestare problematiche che l’adolescenza acuirà. Nel frattempo Matteo accompagna il padre Olivier, un anziano francese amante della vita e delle donne nonostante la grave cardiopatia, al concerto di Bruce Springsteen nello stadio della città. La complicità tra i due è massima ma di breve durata: il padre si sente stanco e desidera rientrare in albergo. Serenamente, si addormenta poi per sempre sul volo di ritorno. Lasciando però a Matteo “in eredità” Cristina (Elena Ietti), la sua cardiologa, che, da settimane in costante contatto col figlio, finisce con il diventarne la moglie.

Angela Finocchiaro 

Altri sette anni passano: Matteo, che Cristina ha reso padre per la seconda volta, incontra Greta al tavolino di un bar. Si siede davanti a lei e le racconta del loro primo incontro, sorprendendola. Lei se ne va di nuovo, ma stavolta l’amore sboccia prepotente. Incuranti di tutto a cominciare dai rispettivi matrimoni, i due si ritrovano nella casa disabitata di Olivier. Parlano, copulano, ballano in strada sulle note di “She’s a Rainbow” dei Rolling Stones. La convivenza proposta da Matteo non incontra la disponibilità di Greta e la coppia si spezza.

Kasia Smutniak 

Tre anni dopo Matteo rintraccia casualmente Greta durante una performance-installazione teatrale dentro uno spazio industriale riconvertito. Greta, divenuta intanto madre di un’altra bambina, è una degli interpreti di scenette sull’amore. I due adesso sono single giacché hanno lasciato i propri coniugi. La liberazione per Greta è coincisa con quella della prima figlia, la quale, dopo un periodo di depressione e isolamento, ha finalmente incontrato il primo amore. Greta aveva aspettato con pazienza, standole vicino quanto più possibile. E l’occasione è arrivata. Sarà così anche per il suo rapporto con Matteo?

Elena Ietti

Moretti, in questo secondo confronto con l’opera di Eskol Nevo (dopo “Tre piani”, adatta – con ampi e salvifici stravolgimenti e ritessiture – la raccolta di racconti “Legàmi”, edita in Italia da Feltrinelli), realizza un film radicalmente diverso da quelli che costellano la sua cinquantennale produzione. Si respira una fresca brezza di incosciente libertà, di distacco dalle problematiche da sempre affrontate e dalle abituali modalità di racconto. È come se Moretti lasciasse vivere spensierati i propri personaggi, si mettesse a distanza come spettatore-autore – esattamente come nel ruolo sceltosi, padre ammirato dalla figlia-musa ispiratrice –, visceralmente conquistato dall’invincibile fascino dell’accettazione senza riserve.

Luis Garrel 

Sì perché “Succederà questa notte” non è un film sull’amore, è un inno all’accettazione, alla resa di fronte all’inspiegabile, alla “perfezione dell’imperfetto”. Il suo impareggiabile alter ego Matteo (un Luis Garrell in grado, al contempo, di essere se stesso ricalcando la proverbiale impronta morettiana) è un uomo mite e capace, un figlio premuroso, un marito impeccabile, un padre esemplare, un bravo piccolo imprenditore (gestisce con successo una libreria col fratello). Eppure ha lasciato aperta la porta dello stupore. E, appunto, dell’accettazione di qualcosa che trascende lui e tutti i suoi terreni legami e che si materializza in Greta e nelle sue apparizioni. Se nelle prime due occasioni Matteo resta a guardarne inerme l’allontanamento, nelle due successive interviene lui in prima persona condizionando gli eventi. E questo senza mai cercare quella donna amata, ma “lasciandosi trovare” da lei. È l’accettazione del tempo, del destino, di ciò che non si può prevedere né forzare, ma soltanto desiderare.

E lo stesso fa il Moretti regista: lascia da parte gli arzigogolati e illuminanti ragionamenti del passato, evita di confrontarsi con le figure del potere (qui il padre è un innocuo ed evanescente guascone che nemmeno in permesso vigilato dall’ospedale rinuncia a sedurre la receptionist dell’hotel spagnolo e regala al figlio una moglie e un’alcova di piacere) e dà spazio alla propria immaginazione, anche nelle sue forme primordiali ed infantili (la sposa tennista, il balletto in strada).

“Succederà questa notte” è una perla che, al contempo, scompiglia e arricchisce la cinematografia di quello che probabilmente è il regista italiano più amato. Amato perché autentico, sempre.