“Dio ride”, il nuovo film di Giovanni Veronesi al cinema dal 28 ottobre
Condividi questo articolo:

Il regista noto per le brillanti commedie che hanno riscosso grande successo in passato, citiamo in particolare la trilogia di Manuale d’amore e Italians, ritorna sul grande schermo, stavolta con un’opera a sfondo storico. Ambientato nel 1600, i tempi in cui, parafrasando Guccini, cominciava la guerra santa dei filosofi e degli scienziati verso le autorità ecclesiastiche, Dio ride narra la storia di un umile frate, Fra Leopoldo Da Casamacchia. Questi ha una grande dono: riuscire a diffondere la parola di Dio attraverso la battuta, la risata e la leggerezza di parole semplici ma efficaci, anche nei momenti difficili come i funerali.
Tante persone, soprattutto di domenica, accorrono nel convento di una località rurale imprecisata nel senese per ascoltare Leopoldo. La sua fama cresce di giorno in giorno. A poco a poco, il frate diventa un punto di riferimento per una comunità e per gli orfanelli del vicino ospedale dove insegna catechismo.
Essendo però l’epoca della controriforma, non tutti sono disposti ad accettare l’originalità e l’anticonformismo di Leopoldo. Attraverso le denunce di alcuni paesani e soprattutto di un personaggio ricco e potente che alcuni hanno già paragonato al Don Rodrigo dei Promessi sposi, la protesta raggiunge le orecchie di papa Innocenzo X che, perplesso e preoccupato, chiede aiuto a Maculani in persona, il cardinale realmente esistito, noto per aver incitato Galilei a cambiare idea in merito alle teorie scientifiche da lui esposte.
Aspettando l’uscita in sala, sarà il 28 ottobre, Dio ride è stato già definito il film più riuscito ed ambizioso di Giovanni Veronesi. Il regista lo presenta come l’uscita da un cerchio: a un certo punto della sua carriera, ha inteso che non gli bastava più limitarsi a saper far ridere.
Pur riconoscendo che la comicità è un’arma molto potente, il suo sogno era realizzare un film che mettesse insieme commedia e dramma. Nella conferenza stampa svoltasi domenica al termine dell’anteprima nel Cinema Astra di Lucca, trasmessa anche a Roma grazie allo schermo del Cinema parrocchiale di San Timoteo, Veronesi racconta di aver contattato Pierfrancesco Favino per realizzare insieme questo film quando ancora non c’era la sceneggiatura. E lui, in virtù dell’amicizia che i due hanno sempre coltivato, si è subito mostrato felice di accompagnarlo in un’avventura che per Giovanni sapeva di sfida. In effetti, il lavoro è stato impegnativo: attori e sceneggiatori hanno realizzato numerose ricerche con l’obiettivo di ricostruire il linguaggio e i dialetti dell’epoca. Molte idee in pentola sono state rielaborate e corrette, anche dopo la prima settimana di riprese. Il gruppo si è servito in particolare delle parole di un poeta come Jacopone Da Todi, non molto conosciuto ma allo stesso tempo grande esempio di letteratura e poesia, come di vecchi documenti recuperati dall’archivio di processi storici.
“La cosa che più emerge in questo film è il filo molto sottile in cui credere tra Dio e l’infinito” sottolinea Veronesi. Il regista racconta di un sacerdote che al termine della proiezione, ha lodato la presenza di molti cieli stellati nelle inquadrature. Se per questi le immagini suggestive invocavano il divino, il regista replica guardando all’infinito. “noi crediamo nella stessa cosa che sappiamo che esiste ma non la vediamo. Con queste parole il confine si rende molto sottile, io ho voluto fare questo film parlando dei vangeli, guardandoli da una prospettiva un po’ diversa ma non per questo lontana”.
Dio ride, che è anche titolo di un meraviglioso libro scritto da Papa Francesco è come un nocciolo di questa storia perché si riferisce a un Dio gioioso, contrapponendolo al modo in cui tante persone tendono a rappresentarlo. Il riferimento va al testo della canzone Silvia lo sa di Carboni, in cui si inquadra un dio cattivo e noioso preso andando a dottrina. La speranza è invece che quell’immagine per secoli, forse millenni trascurata, torni a farsi viva negli occhi di tutti, comprese le persone come il protagonista del brano, costretto in casa a causa della depressione a bucarsi, o al trauma di non vivere con due genitori accanto, ad esempio gli orfanelli presenti nel film.
“La religione deve essere una festa” si sottolinea in conferenza, ”alcuni passi del vangelo sono simbolo di gioia, sarebbero da incorniciare secondo me. Ciò che fa il frate è semplicemente e inconsapevolmente parlare un linguaggio nuovo e lo fa d’istinto e se avviene questo, l’epoca in cui vive, nella maggior parte dei casi non lo rappresenta”.
Anche un grande attore come Pierfrancesco Favino, non ha mancato di mostrare tutta la sua gratitudine nei confronti di Giovanni Veronesi per aver creato una figura come Leopoldo. Interpretare un personaggio come lui è il sogno di ogni attore.
“Dopo questo film in molti mi domandano sul mio rapporto con la fede. Io sono sempre stato credente, frequentavo la chiesa sin da bambino facendo il chierichetto, però ritengo anche di essere nato con quell’infinito che ancora oggi mi lascia stupefatto. Non ha importanza quanta fede ho, piuttosto quanta fiducia ci vuole nel sapersi lasciare andare a un’esperienza che non è la tua. Anche riempire un cinema è un atto di fede: frate Leopoldo non è se stesso ma una figura che lo interpreta. Un atto di fede può anche essere credere che una storia di finzione possa un domani diventare vera. L’attore è una specie di sacerdote laico: porta una realtà immaginata e se compie al meglio il suo lavoro ci si crede.
La sceneggiatura di Dio ride è firmata da Giovanni Veronesi insieme a Nicola Baldoni, Gianluca Bernardini e Nicola Deorsola, con la collaborazione di Paolo Portone e Jean Jacques Ilunga.
La fotografia è affidata a Maurizio Calvesi, le scenografie a Carmine Guarino e i costumi a Carlo Poggioli, mentre le musiche originali sono composte da Paolo Buonvino.
Eugenio Bonardi


