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La Capitaine Maupassent ci porta “Oltre il silenzio” nel nuovo romanzo di François Morlupi

La Capitaine Maupassent ci porta “Oltre il silenzio” nel nuovo romanzo di François Morlupi

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Dimenticatevi “I cinque di Monteverde” e l’ipocondriaco ma abilissimo commissario Biagio Maria Ansaldi. Lo scrittore italo-francese François Morlupi ha deciso di uscire dalla propria comfort zone e di cimentarsi con un nuovo personaggio, la capitaine Dominique Maupassant.

Già niente più la caotica Roma, la scena del giallo adesso si sposta nell’algida Parigi, seconda patria di Morlupi, “«una delle voci più nuove e più interessanti del romanzo nero italiano» come ha scritto
Maurizio De Giovanni, “papà” del commissario Ricciardi.

Il nuovo romanzo, edito sempre da Salani, si chiama “Oltre il silenzio” (pag. 391, euro 18) e si apre con il ritrovamento del corpo di Jean Dupont, uno dei notai più rinomati della capitale francese. Sul suo cadavere viene adagiata una copia di Le Figaro, ma vecchio di almeno due anni.

Da qui il romanzo si snoda in un saliscendi di emozioni che vede al centro la storia di Dominique. Lontana dallo stereotipo della ‘poliziotta infallibile’, soffre di ipoacusia, ovvero è in parte sorda, a causa di un grave trauma acustico a seguito di un’esplosione durante un’operazione di servizio (a proposito di ipoacusia c’è un bel film adesso nelle sale: “Tuner, l’accordatore” diretto dal premio Oscar Daniel Roher).

Ma non solo, Dominique è anche figlia del Ministro degli Interni e, quindi, questo la fa passare agli occhi dei più come “bella e raccomandata”. A suo fianco c’è il brigadiere còrso Laurent Fraticelli, personaggio solitario e caciarone, che ama la sua terra e non sopporta i francesi, con un passato, anche il suo, pieno di ombre e di “incompiute”.

L’autore si diverte così a giocare sui contrasti anche “fisici” dei due protagonisti. Dominique ha quasi trent’anni, è bella, glaciale, per niente persona di humor, fedele alla Repubblica e ai suoi valori. Laurent viene descritto come un “orso gentile”, un uomo massiccio, con i capelli rasati a zero, ma fedelissimo alla sua capitaine.

Tutto bene, quindi? Non esattamente. Nonostante lo sforzo narrativo lodevole, i due protagonisti a differenza dei “Cinque di Monteverde” – a proposito si segnala che nel romanzo riappare fugacemente la viceispettrice Eugénie Loy – non riescono a farti immergere completamente nel racconto (che si complica anche molto nella tessitura del noir).

Dominique non ha la forza di trascinarti dentro la storia e anche Fraticelli appare un po’ come la copia sbiadita di altri “scudieri” che si sono già letti, come Fermin Garzòn, viceispettore della celebre Pedra Delicado o più recentemente l’ispettore basco Jon Gutierrez che protegge la Regina Rossa, Antonia Scott nella celebre trilogia letteraria di Juan Gómez-Jurad.

Anche l’ambientazione, Parigi, lascia un po’ a desiderare. Troppo algida, quasi artefatta se paragonata al caos sempre vivo, anche se a volte debordante, di Roma. In definitiva Morlupi ci trascina in una storia certamente complessa e ben scritta ma che ci fa rimpiangere e non poco i  cinque poliziotti di Monteverde, squadra un po’ stramba è vero ma molto più sentita e partecipata nell’azione narrativa. A proposito ci sarebbe forse bisogno di loro per risolvere il giallo della “Banda della microcar nera”. Morlupi, pensaci un po’…