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“ASTROSAMANTHA – La prima donna italiana nello spazio” di Gianluca Cerasola.Il tassello mancante, al confine tra Terra e Spazio

Samantha Cristoforetti e Gianluca Cerasola
Samantha Cristoforetti e Gianluca Cerasola
Samantha Cristoforetti e Gianluca Cerasola

“Astrosamantha”, il film scritto, diretto e prodotto da Gianluca Cerasola in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Aeronautica Militare Italiana, l’Ente Spaziale Europeo, la Nasa e il centro russo Roscosmos, ha aperto ieri al MAXXI la X Festa del Cinema di Roma. Una doppia proiezione in contemporanea, una per il pubblico (Sala Graziella Lonardi Buontempo) e l’altra per la stampa. Entrambi gli eventi sono stati introdotti da Cerasola in compagnia della protagonista del film, Samantha Cristoforetti, la nostra astronauta più famosa e stimata. Samantha ha confessato di non essersi aspettata un’accoglienza tanto calorosa, da parte di un pubblico vasto, composto da giovani e famiglie, bambini e addetti ai lavori, a piena conferma dello spirito della manifestazione capitolina e, innanzitutto, dell’affetto per colei che rappresenta l’eccellenza italiana a livello planetario.

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Samantha Cristoforetti

Anzi, spaziale: complice l’evocativa e magnifica voce narrante di Giancarlo Giannini, il film comincia proprio ai confini della nostra atmosfera, lungo quella linea sottile ma cruciale dove, ufficialmente, si conclude l’esperienza terrestre e si aprono le porte allo Spazio e alle stelle. Le stesse che Samantha rivela di avere ammirato da bambina ogni notte, dal suo paese di montagna (Malè in Val di Sole, Trento).
L’opera di Cerasola ha infatti il merito di unire senza soluzione di continuità due dimensioni in apparenza inconciliabili, lo Spazio e la Terra, la stazione orbitante e le sue repliche nei centri di addestramento, l’addestramento – appunto – e la missione, i luoghi percorsi da Samantha – in auto, bicicletta o aereo, dagli Stati Uniti alla Russia al Kazakistan – e le sue traiettorie circolari e sempre diverse attorno alla Terra, la quotidianità qui e lassù, a migliaia di chilometri di distanza.
Cerasola, con pazienza, discrezione e occhio attento ai dettagli, segue l’astronauta fin dentro gli appartamenti da lei – sempre temporaneamente – abitati oppure visitati per ricevere l’incoraggiamento dalle donne che sono state in orbita prima di lei. E affida altresì a Samantha il compito di girare per noi le straordinarie immagini dalla stazione orbitante. E così, il lato più conosciuto della nostra connazionale, quello emerso in televisione e sulle altre mille piattaforme digitali, si amalgama con quello privato, gli sguardi scambiati con i genitori prima del lancio, le riflessioni durante i tempi di attesa, sia sulla Terra che nello Spazio. “Astrosamantha” vive di riprese preziose, effettuate in situazioni e in luoghi prima ritenuti inaccessibili. E si pone come quel tassello fondamentale che mancava nel ritratto – globale e spaziale – della nostra amata Samantha.

Massimo Nardin è Dottore di ricerca in Scienze della comunicazione e organizzazioni complesse, docente universitario presso l'Università Lumsa di Roma e l'Università degli Studi Roma Tre, diplomato in Fotografia allo IED Istituto Europeo di Design di Roma, giornalista pubblicista, critico cinematografico, sceneggiatore e regista. È redattore capo della sezione Cinema della rivista on-line “Il profumo della dolce vita” e membro del comitato di redazione di “Cabiria. Studi di cinema - Ciemme nuova serie”, quadrimestrale del Cinit Cineforum Italiano edito da Le Mani (Recco, GE). È membro della Giuria di “Sorriso diverso”, premio di critica sociale della Mostra del Cinema di Venezia, e del Festival internazionale del film corto “Tulipani di seta nera”. Oltre a numerosi saggi e articoli sul cinema e le nuove tecnologie, ha pubblicato finora tre libri: “Evocare l'inatteso. Lo sguardo trasfigurante nel cinema di Andrej Tarkovskij” (ANCCI, Roma 2002 - Menzione speciale al “Premio Diego Fabbri 2003”), “Il cinema e le Muse. Dalla scrittura al digitale” (Aracne, Roma 2006) e “Il giuda digitale. Il cinema del futuro dalle ceneri del passato” (Carocci, Roma 2008). Ha scritto e diretto diversi cortometraggi ed è autore di due progetti originali per lungometraggio di finzione: “Transilvaniaburg” e “La bambina di Chernobyl”, quest'ultimo scritto assieme a Luca Caprara. “Transilvaniaburg” ha vinto il “Premio internazionale di sceneggiatura Salvatore Quasimodo” (2007) e nel 2010 è stato ammesso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali al contributo per lo sviluppo di progetti di lungometraggio tratti da sceneggiature originali; nell'autunno 2020, il MiBACT ha ammesso “La bambina di Chernobyl” al contributo per la scrittura di opere cinematografiche di lungometraggio.