La nuova e bellissima, funzionale Arena Adriano Studios di Massimo Ferrero in Via Tiburtina ha ospitato la presentazione in anteprima di un bel film che Vincenzo Marra ha abilmente diretto e la cui uscita in sala era stata annunciata per lo scorso 12 marzo, uscita impedita appena tre giorni prima causa le norme anti Covid.

Si tratta de “La volta buona “, una storia a livello di revanscista neo realismo ambientata in Uruguay che ha per protagonisti due avventurieri, sfortunati, gravitanti intorno al mondo del calcio, nell’ambiente degli scopritori di giovani talenti da avviare alla carriera di “pibe de oro”, un riferimento, sia pure velato a quel Diego Armando Maradona, anche lui sud americano ma di origine argentina.

Il piccolo Pablito, aspirante fenomeno che si guadagna qualche soldo per mantenere una numerosa famiglia capitanata da sua nonna esibendosi davanti ai semafori in qualità di giocoliere del pallone, è adocchiato da uno sfortunato Bruno ( Max Tortora, brillante e veramente adatto alla parte ) da tempo fuggito dall’Italia per sfuggire ai numerosi creditori, anch’egli interessato a reperire talenti da avviare alla carriera calcistica e da “ piazzare “ in Italia tramite un suo vecchio amico, Bartolomeo ( Massimo Ghini, in splendida forma, versatile, molto carico di umanità anche se velata da uno sfrenato arrivismo dovuto a problemi economici che lo hanno anche allontanato dalla moglie e, sopratutto, dalla figlia minorenne, proprio come il Pablito candidato alla fama di calciatore che si impegnerà a portare in Italia ).

Bartolomeo è un procuratore sportivo fallito, sempre in cerca di giovani talenti da acquistare a basso prezzo e da “ sistemare “ per lucraci sopra, sempre alla ricerca della volta buona, volta che non si concretizza mai; dall’Uruguay, con la complicità di Bruno, riesce a portare in Italia Pablito, quasi strappandolo alla famiglia in cambio di una modesta cifra.

In Italia l’intento di piazzare Pablito, che viene in Europa anche in cerca di suo padre che crede fuggito in Germania,  non è cosa facile sia perché Bartolomeo è veramente sfortunato e sia perché il piccolo calciatore, causa un difetto fisico rivelatosi al momento di essere acquistato da una società del nord est d’Italia, non dovrebbe più giocare al calcio.

Intorno a questa storia, tra alterne vicende che vanno dal drammatico al tragico, sfiorando qualche volta addirittura il comico, i tre personaggi principali si muovono molto agilmente e ad essi fanno da corona altri squallidi esseri che vanno da pestatori di gente che non può restituire soldi prestati da strozzini, ad avvocati di dubbia moralità ad un altro procuratore calcistico che tenterà addirittura di speculare sulla salute di Pablito.

Molto ben descritto l’ambiente nel quale si muove la vicenda ed altrettanto ben evidenziata la speranza che alberga in ognuno di noi di riscattarsi, come è possibile, di fronte agli errori compiuti, speranza che domina l’intera pellicola vestendola di una tristezza che invita, appunto, al riscatto; sogni come quello della fama nel calcio o contrasti reali tra vita vera e speranza si evidenziano sapientemente nella regia abile di Marra ( appassionato di calcio e del Sud America ), ma anche e soprattutto nelle interpretazioni magistrali di un ottimo Massimo Ghini e di un accattivante Max Tortora, agilmente supportati dagli altri interpreti che rispondono ai nomi di Massimo Wertmullewr, Gioia Spaziani e Antono Gerardi, Francesco Montanari.

Speciale menzione per Ramiro Garcia, Pablito, per la prima volta sullo schermo e, speriamo, per molte altre volte sui campi di calcio dato che la sua abilità di giocoliere, evidenziata in maniera sapiente, promette veramente bene.

 

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