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Fellinopolis, omaggio dietro le quinte al “mondo a parte” di un modo unico di fare cinema 

Fellinopolis, omaggio dietro le quinte al “mondo a parte” di un modo unico di fare cinema

Di Eugenio Fatigante 

Per le sale da poco riaperte, non poteva esserci occasione migliore per fare festa. Dopo la presentazione in anteprima a Roma, lo scorso autunno alla Festa del Cinema, arriva nei cinema dal 10 giugno, distribuito da Officine Ubu, “Fellinopolis” di Silvia Giulietti. Il nome dice già molto: è un documentario omaggio al grande regista e al suo mondo di Cinecittà, il mitico teatro 5, luogo mitico per rappresentare i suoi sogni e le sue ossessioni. Il pregio dell’opera è soprattutto uno: molto si sa e si è detto del grande maestro riminese, con 5 Oscar nel suo carnet, ma poche volte si sono viste immagini che lo ritraevano in azione, nel pieno della sua fantasia creativa. “Fellinopolis” colma soprattutto questo vuoto, portando sul grande schermo il prezioso materiale accumulato negli anni da Ferruccio Castronuovo, l’uomo che riuscì a strappare dal 1976 da Fellini, in genere molto geloso di tutto, il permesso di girare liberamente sui set, in particolare quelli di film come “La città delle donne”, “E la nave va” e “Ginger e Fred”.

Ecco allora andare in scena spezzoni inediti di “dietro le quinte” miscelati con interviste ai più stretti collaboratori di Fellini: oltre a Castronuovo stesso, Lina Wertmüller (all’inizio assistente regista), il musicista Nicola Piovani, lo scenografo Dante Ferretti, il costumista Maurizio Millenotti e la segretaria Norma Giacchero. Sullo schermo si materializzano così aneddoti e racconti di quell’autentico «mondo a parte», come anche le comparse definivano (con un pizzico d’orgoglio) l’universo felliniano, nel quale persino la nave dell’omonimo film venne ricostruita in parte, con tanto di beccheggio che procurava ai presenti un reale mal di mare. Ecco poi quella galleria di personaggi istrionici e persone dalle espressioni buffe di cui Fellini amava circondarsi. Fino persino a una veggente, che frequentava anche lei il set forse per offrire qualche divinazione al regista. Utile su un set dove il copione c’era, ma spesso era solo un canovaccio attorno al quale era gradita una buona dose di “improvvisazione professionale”. Si vede, soprattutto, come il maestro si comportava sul ponte di comando di un set: prepotente, ironico, divertito e sempre creativo. Come quando dice a Marcello Mastroianni,  a mo’ di rimprovero, sul set di “Ginger e Fred”: «La prima cosa per un attore è saper ballare, recitare è ballare». O quando sottolinea durante un’intervista: «È vero, ho bisogno di armonia con i collaboratori come se stessimo per fare una scampagnata, un viaggio insieme». E su quei set ci si divertiva davvero, racconta la Wertmuller. In una sorta di binario parallelo tra attività professionale e ambiente circense, altro mondo che Fellini amava.

Non per niente alla conferenza stampa alla Casa del Cinema di Roma c’era anche l’attrice Liana Orfei: «Fellini faceva parte della nostra famiglia, era uno di noi – ha raccontato -. Veniva a vedere le prove con gli animali e gli artisti. Non solo: la mattina di Natale bussava al circo insieme a Giulietta per farci gli auguri». 

Insomma, è una vera miniera quella estratta dal repertorio di Castronuovo, che frequentava anche i set di Visconti e Montaldo e di cui la Giulietti ha acquistato i diritti con un solo rammarico: «È scomparso tutto il “backstage” del Casanova che sembra fosse straordinario, si dice che sia scomparso per un incendio alla Paramount. La mia attività – prosegue la regista – è volta soprattutto alla realizzazione di documentari che raccontino il cinema, narrati da chi il  cinema l’ha vissuto e ne ha fatto una ragione di vita. Io stessa sono nata e cresciuta nel cinema; non a caso ancora adolescente mi trovai per la prima volta sul set de “La città delle donne”. Quasi un segno del destino».