Hanno tutti ragione

Hanno tutti ragione

HANNO TUTTI RAGIONE: ELEGIA DELL’ALLUCINAZIONE E DELLA DISPERAZIONE. Iaia Forte, già vincitrice del Premio della Critica quale miglior attrice per aver interpretato, per la regia di Paolo Sorrentino, “ Il misantropo “ di Moliére e dopo la sua partecipazione al film di Sorrentino “ La grande bellezza “ torna in scena a Roma con una originale e forte interpretazione del personaggio di Tony Pagoda, un cantante degli anni ’50 che si vanta di essersi esibito, al culmine di una clamorosa carriera, al Metropolitan di New York, al cospetto di Frank Sinatra che, dopo averlo visitato in camerino, gli fece l’ “ affronto “, per lui drammatico di non invitarlo a cena dopo lo spettacolo.
Questo evento ed altri negativi nel corso della sua vita comportano per lui una vita disordinata portandolo infine a diventare un cocainomane alcolizzato che si rifugia nientemeno che nella giungla per riordinare le idee che la sua mente obnubilata non riesce ad affrontare. E proprio questa sua “ cura “ gli frutta una sorta di riabilitazione con se stesso e lo spettacolo andato in scena ieri al Piccolo Eliseo è proprio un summa delle riflessioni alle quali, da alcolizzato riabilitato, riesce finalmente a dare corpo: riflette sulle donne che ha frequentato nella sua vita, sulle cattive compagnie che lo hanno tarato, sulla sua capacità di vivere ormai perduta e parla di se in dialetto simpaticamente napoletano raccontando amaramente i suoi precedenti, intercalato da musiche assolutamente adatte a sottolineare il triste racconto, musiche che fanno da esatto sfondo alla sua amarezza.
La cospicua carriera ed i positivi precedenti di Iaia Forte, che di questo lavoro della durata di una sola ora è anche la regista, le hanno permesso di esibirsi in maniera egregia, lei donna, in una parte maschile non aliena da atteggiamenti “ femminili “ che caratterizzano la debolezza interiore del protagonista ed i precedenti che la accompagnano ratificano una forza recitativa eccelsa che riesce, come lei stessa ha dichiarato, ad incarnarsi in un negativo maschile pieno dell’allucinazione da droga e della voce rauca di chi amaramente non si vergogna di raccontarsi. Canzoni di P. Catalano e P. Di Capri eseguite da Fabrizio Romano. Molti applausi, anche a scena aperta.

di Andrea Gentili

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