Con il sottotitolo “ the lost souls of Mosul “ sarà presentato, fuori concorso, alla 75ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia un documentario realizzato da Francesca Mannocchi e da Alessio Romenzi che pone una domanda su ciò che potrà essere il futuro dell’Isis e cioè se l’Iraq sia in grado, in un prossimo futuro, di accettare i figli dell’Isis, di come propri figli, di perdonare le loro madri, di riconciliare le anime del paese.

E ciò nel presupposto che nell’ideologia dell’Isis i bambini sono l’arma più efficace per portare nel futuro l’idea di un grande Califfato universale in quanto eredi di un unico obiettivo, creare un mondo diviso a metà, da un lato gli jihadisti e dall’altro lato gli infedeli da sterminare.

Il documentario ripercorre i lunghi mesi della guerra con testimonianze dei figli dei miliziani addestrati al combattimento e a diventare kamikaze, fino a seguire i loro destini nella complessità del dopoguerra, un dopoguerra di vedove bambine e ragazzi marginalizzati, in cui il sangue della battaglia lascia spazio alle vendette e alle ritorsioni quotidiane, alla violenza come sola risposta alla violenza.

Francesca Mannocchi, reporter e giornalista, collabora da anni con numerose testate italiane e internazionali e televisioni. Il suo lavoro si concentra sul racconto di migrazioni e zone di conflitto.  Ha realizzato reportage da Iraq, Libia, Libano, Siria, Tunisia, Egitto, Afghanistan. Ha seguito e raccontato la difficile transizione postrivoluzionaria in Libia, le guerre a Gaza, il colpo di stato in Egitto nel 2013, le guerre per liberare Sirte e Mosul dall’occupazione dell’Isis. Ha vinto il Premio Giustolisi con un’inchiesta sul traffico di migranti e sulle carceri libiche e il Premiolino 2016, il principale premio giornalistico italiano.

Alessio Romenzi, fotografo: le sue foto appaiono sulle pagine delle maggiori testate internazionali: Time Magazine, International Herald Tribune, Los Angeles Times, Newsweek, L’Espresso, Der Spiegel, Paris Match e Stern. Il suo lavoro si focalizza su guerre e fenomeni migratori. Ha raccontato le primavere arabe prima di dedicarsi al conflitto siriano. È stato uno dei primi fotografi in grado documentare le proteste contro il regime di Bashar al Assad e poi la guerra di Siria. Recentemente si è dedicato al fenomeno migratorio in Libia e alle guerre per liberare Sirte e Mosul dall’occupazione dell’Isis. Ha vinto il World Press Photo e numerosi altri premi internazionali tra cui Picture of the Year, Premio Baldoni, Premio Dolega.

 

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