Prima che venga proiettato in altri 50 paesi, verrà proiettato in anteprima nelle sale italiane solo il 22, 23 e 24 ottobre il film che descrive un viaggio nella Vienna di Klimt e Schiele attraverso le opere dell’Albertina, del Belvedere, del Kunsthistorisches, del Leopold, del Freud e del Wien Museum.

Il 31 ottobre 1918 muore Egon Schiele, una delle 20 milioni di vittime causate dall’influenza spagnola; qualche mese prima era morto il suo maestro e amico Gustav Klimt, che dall’inizio del secolo aveva rivoluzionato il sentimento dell’arte, fondando un nuovo gruppo: la “Secessione viennese “; ora, cent’anni dopo, le opere di questi artisti visionari – tra Jugendstil ed espressionismo– tornano protagoniste assolute nella capitale austriaca, insieme a quelle del designer e pittore Koloman Moser e dell’architetto Otto Wagner, morti in quello stesso 1918 nella stessa Vienna.

E’ questa l’origine del film di Adriana Marelli diretto da Michele Mally, Klimt & Schiele. Eros e Psiche che rappresenta un appuntamento all’interno della “Stagione della Grande Arte al Cinema “, ideato per guidare lo spettatore tra le sale dell’Albertina, del Belvedere, del Kunsthistorisches Museum, del Leopold Museum, del Sigmund Freud Museum e del Wien Museum, ripercorrendo un periodo straordinario: un momento magico per arte, letteratura e musica, in cui circolano nuove idee, si scoprono con Freud i moti della psiche e le donne cominciano a rivendicare la loro indipendenza.

L’epoca rivive nel film con la voce di Lorenzo Richelmy e con immagini di straordinaria forza oltre che con le decorazioni ammalianti e avvolgenti proprie dei quadri di Klimt fino alle tormentate linee di Egon Schiele che descrivono nudi magnetici e figure contorte dalle quali emana un erotismo invincibile eppure sofferto: un tema-scandalo – proprio negli anni in cui si sviluppava la psicoanalisi – che causò al pittore un’incarcerazione e un processo nella cittadina di Neulengbach.

Proprio l’erotismo è il filo segreto di questa storia. Dal simbolico 1900 della pubblicazione dell’Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, l’inconscio sale prepotentemente in superficie.

La psicoanalisi, con le sue dirompenti teorie sulla sessualità infantile e le emozioni represse o rimosse, scuote una società benpensante che comincia ad aprire gli occhi sulla natura profonda dell’io rivelando un mondo di voci inconfondibili, che entrano nel documentario attraverso letture dell’attrice e modella Lily Cole e interviste internazionali: dal Nobel per la medicina e neuroscienziato Eric Kandel, che potrà svelarci le connessioni tra inconscio, mente e creatività, agli storici dell’arte Alfred Weidinger e Jane Kallir che racconteranno Klimt, Schiele e gli altri, e spiegheranno perché i loro quadri ci parlano ancora.

Da ultimo il film descrive la Vienna della musica, tra il ritmo dei valzer degli Strauss padre e figlio che risuona nelle piazze e nei caffè e il ricordo dei giganti del passato, Mozart, Beethoven, Schubert e Brahms e la Vienna in cui rivive la storia, tra i mastri pasticcieri che si tramandano la ricetta della Sachertorte e i gioiellieri che riprendono il design liberty, tra i balli di società e di carnevale che chiudono il film scandendo il ritmo del tempo che passa, un’epoca che si chiude per volgere inesorabilmente verso il Novecento.

Commenti

commenti