Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2019.
Di Barbara Cianca.
Apre la mostra del cinema di Venezia 2019 il film “La vérité” ( The Truth ), film in concorso del regista giapponese Kore-eda Hirokazu. Il lungometraggio, ambientato soprattutto all’interno di una
abitazione, racconta le vicende e i legami familiari di Fabienne, famosa attrice che ha fatto della professione la propria ragione di vita finendo per allontanare da sé la sua unica figlia, Lumir,
sceneggiatrice trasferitasi a New York. L’occasione per un incontro/confronto tra le due donne è la pubblicazione dell’autobiografia ufficiale di Fabienne, che induce la figlia a tornare nella parigina casa materna allo scopo di avere chiarimenti circa le incongruenze presenti tra alcuni fatti raccontati
nel libro e quelli realmente accaduti. In questa cornice si apre la dialettica recitativa tra Fabienne, interpretata da un’incantevole Catherine Deneuve che, con la sua magistrale quanto raffinata
recitazione, riesce a rendere ironici, facendo ridere con gusto, anche gli atteggiamenti più presuntuosi, capricciosi talora quasi al limite dell’arroganza del suo personaggio, e Lumir, una Juliette Binoche inizialmente disorientata da questa madre ben consapevole, ma non per questo
contrita, della sua assenza nella vita della figlia, delle sue bugie nascoste tra le righe della sua autobiografia, che arriva persino ad utilizzare cinicamente i sentimenti esternati sia da lei stessa che
dalla figlia in un momento di loro riavvicinamento per trasferirli nella sua professione.
Attorno a questi due personaggi ruotano quelli di Ludivine Sagnier, Manon Clavel, Clémentine Grenier ed alcuni maschili: il maggiordomo ed il marito di Fabienne poco considerati da quest’ultima nonostante la loro ammirazione e devozione nei suoi confronti, ed Hank (Ethan Hawke) marito di Lumir, attore senza fama.
Nella conferenza stampa che ha fatto seguito al film, la Deneuve ha dichiarato di non essere una “attrice-macchina” come la Fabienne interpretata, mentre la Binoche si è detta entusiasta di aver
lavorato con il regista Kore-eda Hirokazu , nonostante le iniziali difficoltà di comunicazione dovute alle diverse lingue parlate, possibilità che attendeva da ben 14 anni.
In definitiva una commedia piacevole, che non riserva particolari sorprese o colpi di scena nella trama, ma che si fa apprezzare per la fluidità e la finezza interpretativa di tutti gli attori e per la
capacità di raccontare in modo leggero ma attento, il lento mutare dei sentimenti e dei rapporti umani, passando da una iniziale distanza fino ad una mutua accettazione delle reciproche diversità.

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