Cafiero, all’anagrafe Salvatore Cafiero (musicista, cantautore e produttore), vanta una carriera illustre caratterizzata da una vasta esperienza live, non solo in Italia ma anche in Europa e in America, e da una serie di collaborazioni prestigiose. A circa tre anni dalla pubblicazione del primo disco, l’artista torna sulla scena musicale con “Cafiero Music Pen Drive”, la sua ultima fatica discografica. Il nuovo lavoro, disponibile esclusivamente in formato pen drive, oltre a contenere brani indetiti ripercorre alcune tappe della vita del musicista e cantautore con l’inclusione dei singoli del primo ep ed alcune canzoni incise con i gruppi da lui ideati: Electric Voodoo, Super Reverb e Suck my Blues. Nella seguente intervista, Cafiero racconta del suo nuovo progetto e non solo…

Quali sono i riferimenti specifici di “Cafiero Music Pen Drive” e le particolarità di un lavoro realizzato in un lasso di tempo durante il quale hai preso parte a diversi progetti musicali?

“Riferimenti specifici non ce ne sono. Ho lavorato ad altri progetti che hanno suoni e stili diversi. Per la realizzazione dei miei inediti il lavoro è durato più di un anno con grandi difficoltà: ho cambiato per ben tre volte la produzione perché tendo a fidarmi subito delle persone e dei relativi studi di registrazione facendomi guidare, ritenendo che la gente in questione sia sempre più preparate di me. Purtroppo, questa volta, non ho avuto fortuna ed ho dovuto iniziare daccapo e rifare tutto, fino ad arrivare ad Alex Di Nunzio dell’NMG studio di Palestrina (RM) con il quale avevo già lavorato con gli “Uno Non Basta”, per riuscire ad avere il suono che volevo“

Come definisci la tua nuova musica?

“Totalmente libera“

Da dove deriva l’idea di pubblicare un disco in pen drive?

“Una delle persone che collaborava con me, durante la pre-produzione, mi ha parlato di questa opportunità come formato fisico diverso dal solito ed io ho subito pensato che fosse un’ottima idea ma sposandola alla voglia di avere più spazio per concentrare più musica e realizzare un progetto differente dai classici formati, album o ep. L’idea della pen drive e’ stata la scintilla per un’ispirazione molto più ampia e importante: ho scelto di non usare, per il momento, nessun canale digitale e questo lavoro resterà comunque unico nella sua interezza anche se in futuro dovessi pubblicare uno o due singoli presenti nel progetto“

Quale parte di te vorresti che il pubblico conoscesse più a fondo?

La mia parte “rivoluzionaria”, la voglia di comunicare attraverso l’intero progetto.

Quali sono gli aspetti del tuo mestiere che particolarmente ti affascinano ed entusiasmano?

“Imparare dai grandi artisti con cui lavoro è ciò che più mi affascina. Suonare insieme a musicisti diversi, poter viaggiare conoscendo gente e luoghi nuovi grazie alla musica“

C’è una fase della tua carriera a cui sei più affezionato?

“Sicuramente ai primissimi tour in cui, provenendo da un’ esperienza live da club e più rocknroll, ero completamente selvaggio e fuori controllo in un contesto fatto di palchi più grandi. E, confrontandomi con un genere diverso, il pop, ho preso tante batoste che mi hanno fatto crescere e che ricordo con affetto“

Hai calcato numerosi palchi, ti sei esibito in location prestigiose; quali sono le sensazioni che vivi durante una performance dal vivo?

“E’ sempre qualcosa di unico e ogni palco dona emozioni diverse. Non sono tutti uguali e alcuni palchi donano emozioni fortissime che con il tempo ho imparato a gestire meglio, gustandole di più“

Cosa consiglieresti ad un ragazzo che sogna di diventare un professionista ai tuoi livelli?

“Di farlo! Cioè di agire da professionista immediatamente perché nessuno gli donerà un patentino per dirgli che lo è diventato. Si è professionisti quando si decide di esserlo. Io non ero neanche maggiorenne ma ero attentissimo con i suoni di chitarra, mettevo i soldi da parte per avere la migliore strumentazione possibile e suonavo a casa anche per 12 ore consecutive ma senza pensare di arrivare chissà dove o di suonare con chissà chi. Non ci pensavo nemmeno ma l’unico obiettivo era avere un bel suono per il prossimo concerto e sentirmi a mio agio con la chitarra superando i limiti dell’esibizione precedente e accettando i limiti che mi rendevano diverso dagli altri musicisti in giro. Un professionista deve fare questo e poi tutto il resto verrà di conseguenza“

Verso quale traguardo sei proiettato?

“Nessun traguardo; i traguardi fanno sentire arrivati a qualcosa, io voglio sentirmi sempre più “pronto a partire” mettendocela tutta“

 

 

 

 

Fonte: Pinklifemagazine

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