Sono passati vent’anni da quel 1999 quando debuttò per la prima volta il Commissario Montalbano. L’episodio era “il ladro di merendine” tratto da uno dei più venduti romanzi di Andrea Camilleri. Da allora la serie è stata trasmessa in oltre 65 Paesi tra Europa e resto del mondo, con un ottimo successo di pubblico, da noi le puntate hanno sfiorato i 12 milioni di spettatori e anche le repliche vengono seguite da un pubblico di affezionati.

Lo scenario delle puntate resta quello delle meraviglie di Ragusa Ibla, Scicli, Modica, Punta Secca, Sampieri e Donnalucata. Un angolo di Sicilia conosciuto in tutto il mondo grazie alle vicende del Commissariato di questa immaginifica Vigata. Ad affiancare Luca Zingaretti ritroveremo Cesare Bocci, nei panni di Mimì Augello, Peppino Mazzotta in quelli di Fazio, Angelo Russo in quello di Catarella e, poi, l’amata Livia, la sua fidanzata storica con Sonia Bergamasco.

In questa nuova stagione però ci sono due novità malinconiche. Non c’è più Andrea Camilleri e anche il resgista storico, Alberto Sironi. A farsi carico del progetto Montalbano allora è toccato a Luca Zingaretti non solo come attore e volto del Commissario ma per la prima volta anche come direttore.

“Di mio, in questa regia, c’è una malinconia dolce – ha detto Zingaretti nel corso della presentazione alla stampa alla sede Rai di viale Mazzini – La drammaticità e la leggerezza tipica dei migliori racconti di Camilleri si intrecciano, secondo un codice conosciuto ma ogni volta diverso. E lo sforzo maggiore dietro la macchina da presa è stato quello di rispettare lo stile di Sironi che ha dettato le regole 20 anni fa, di assecondare l’estetica del mondo di Camilleri e della sua capacita’ di raccontarci il mondo”.

C’è poi anche il grande dubbio, ora che Camilleri non c’è più, che fine farà Montalbano? “Nel 2008 volevo uscire da questo personaggio, fu una strategia come mi aveva insegnato lo stesso Camilleri in Accademia – ha spiegato Zingaretti – dopo due anni decisi di proseguire e gli applausi erano più forti e numerosi, fu una scommessa vinta. Ora c’è un problema diverso: due componenti importanti di questa famiglia, autore e regista, non ci sono più. Quest’anno abbiamo girato tre episodi, due andranno in onda e uno (Il Metodo Catalanotti) la Rai ha deciso di trasmetterlo nel 2021. Io voglio celebrarli con il pubblico e poi riflettere. Devo far sedimentare tutto ed elaborare il lutto. Oppure decidere se prendere il testimone e concludere in bellezza con l’ultimo romanzo che è nella cassaforte di Sellerio (noto come Riccardino). C’è anche un altro romanzo che è uscito mentre noi giravamo (Il cuoco dell’Alcyon). Bisogna capire se uno non se la sente più di andare avanti senza determinate figure fondamentali oppure continuare”.

“Affrontare la regia – prosegue Zingaretti – è stata un’esperienza bella tanto quanto dolorosa. In una situazione del genere devi solo cercare di capire cosa avrebbe fatto chi ti ha preceduto. Voglio ricordare che se n’è andato anche lo scenografo Luciano Ricceri che aveva imposto di girare Montalbano in quei posti della Sicilia ed ha avuto enormemente ragione”.

Montalbano intanto arriva per la prima volta al cinema per un evento straordinario: l’episodio ‘Salvo amato, Livia mia’, infatti, sara’ proiettato in anteprima e solo il 24, 25 e 26 febbraio. “Abbiamo deciso – spiega il produttore Carlo Degli Esposti – che l’incasso delle sale andrà al 50% allo Spallanzani e il resto alla onlus Ape, l’associazione pazienti ematologici del Sant’Andrea. Montalbano – ha concluso – è eterno”.

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