Martina Bortolotti è una giovane e bella cantante lirica originaria di un piccolo paese dell’Alto Adige, proprio sul confine con la Provincia autonoma di Trento. Poliglotta dalla nascita (ha una doppia madrelingua, italiana e tedesca), da sempre internazionale nell’animo… la sua fama ha da anni scavalcato le Alpi, proiettandola sui più prestigiosi palcoscenici del mondo intero al fianco dei mostri sacri della lirica. Ho approfittato della chiusura causa CoViD19 per rivolgerle un’intervista, da lei accolta con il consueto garbo e la disponibilità che tutti in lei riconoscono…

Comincio con il farti la domanda per tutti noi più ricorrente in questo periodo: come stai trascorrendo il lockdown? Hai una giornata tipo o… ti inventi giorno per giorno?
Mi piace molto inventarmi giorno per giorno e seguire il flusso degli eventi, ma in generale le giornate più felici e riuscite sono quelle in cui riesco a cantare e a camminare in mezzo alla natura. Avendo la fortuna di abitare in campagna, ci sono riuscita anche con il lockdown. All’inizio c’era l’imposizione dei 200 metri e quindi andavo avanti e indietro lungo il rivo dietro casa mia; siccome il sentiero sull’erba è tutto verde, mi continuava a venire in mente il titolo di uno dei film che mi hanno maggiormente impressionata, “Il miglio verde”. Ora non ci sono più limiti e si può camminare all’interno del proprio comune portando con sé mascherina e guanti. Mi basta questo, per sentirmi in paradiso. La prima cosa che ho fatto è stata andare in montagna! Comunque un cantante è abituato a passare ore e ore in solitudine a studiare e far pratica col proprio strumento. Questo periodo di ritiro mi ha permesso di studiare nuove composizioni, oltre a sperimentare e preparare lavori per il prossimo anno. Inoltre, subito dopo il lockdown, è uscito in prima mondiale il CD che ho realizzato per la Naxos con la Sofia Philarmonic Orchestra e Coro e la direzione del Maestro Dario Salvi. Il CD contiene l’operetta di Johann Strauss “Blindekuh – Mosca cieca”, finora mai incisa; un’altra opera di Strauss, “Waldmeister”, incisa sempre con il M° Salvi, uscirà invece il prossimo anno. È così che, anche se non posso attualmente esibirmi, ho almeno la soddisfazione che la mia voce faccia il giro nel mondo… Peccato per le opere e i concerti saltati, che confido siano solo rinviati. Tra questi, il mio rammarico maggiore è legato alla splendida opera “Edith Cavell” di Paolino Vassallo, la cui messa in scena era prevista al Piazza Teatru Rijal di La Valletta a Malta e per la quale mi era stato affidato il ruolo principale di Miss Cavell, una figura di donna estremamente attuale e con tanti parallelismi con la situazione odierna, trattandosi di un’infermiera che si è sacrificata per salvare i propri pazienti durante la prima guerra mondiale.

Quando hai cominciato a dedicarti alla lirica? È stata una decisione tua, contro corrente rispetto alle aspirazioni dei tuoi, oppure loro ti hanno appoggiata sin dal principio?
Cantare mi è sempre piaciuto e sono sempre stata affascinata e rapita dalla musica e dal ballo. I miei genitori (mia mamma è veneta, mio padre altoatesino) non mi hanno mai imposto particolari aspirazioni. A loro è sempre bastato vedermi felice ed autonoma economicamente e psicologicamente. Sono stati invece amici musicisti ed insegnanti a notare la mia voce e a suggerirmi di prendere lezioni. Poi, come per magia, sono stata presa all’Accademia della Scala e da lì è cominciata la vera avventura. Ho iniziato come corista e, per la prima volta, mi sono trovata immersa nella Lirica e circondata da grandi cantanti. Sentire Mariella Devia, Natalie Dessay, Juan Diego Florez, Ambrogio Maestri, Giovanna Casolla e tanti altri ed essere diretta da Riccardo Muti mi ha impressionata così tanto che mi sono definitivamente appassionata ed innamorata perdutamente della Lirica e del Teatro.

Che cosa senti di portare dentro di te della terra in cui sei nata?
L’amore profondo ed incondizionato per la natura e l’aria pulita, il profumo del bosco, dei funghi e dei mughetti, l’odore della neve, il colore del vino, dell’uva e delle vigne d’autunno, i panorami mozzafiato dalle cime delle montagne d’estate e le maestose Dolomiti.

Immagini bellissime… E dimmi, dove ti sei formata? Hai trovato difficoltà per studiare adeguatamente qui in Italia?
Mi sono formata in Conservatorio a Bolzano e a Milano, dove ho ottenuto vari diplomi tra cui i Diplomi Accademici in Canto Lirico ed in Musica Vocale da Camera, e all’Accademia della Scala vincendo anche borse di studio per la Hochschule für Musik di Monaco di Baviera e Masterclass con grandi cantanti come Teresa Berganza, Raina Kabaivanska, Brigitte Fassbaender, Katia Ricciarelli, Sara Mingardo e molti altri. Il mio insegnante di riferimento è Vito Maria Brunetti: ringrazio il cielo per averlo portato a lavorare a Bolzano!

Buona parte della tua carriera si svolge all’estero, applaudita sui palcoscenici più prestigiosi del mondo: quali sono i ricordi, le sorprese, le gratificazioni cui sei più legata?
Tantissimi ricordi… Il mio primo ruolo da solista alla Scala, anche se piccolo, fu un’emozione enorme, mi son persino dimenticata di uscire per gli applausi, la prima volta, da quanto ero sollevata che fosse andato tutto bene! E poi i recital a New York e Washington per la Steinway Series, le standing ovation di cui sono capaci gli americani ti fanno veramente commuovere. I bambini presenti alle recite di “Bohème” in Corea che ti guardano con ammirazione e felicità con la bocca spalancata. Il palco che quasi esplode all’Opera del Cairo per la “Nona” di Beethoven ed il pubblico in visibilio. La potenza e l’energia della “Cavalcata delle Valchirie” in bicicletta a Shanghai. La bellezza, l’eleganza, l’armonia e lo spirito della Fenice di Venezia. Il Teatro dalle “Mille e una notte” del Royal Opera House di Muscat in Oman. Gli innumerevoli colleghi geniali e fantastici incontrati in questi anni che sembrano dei supermen e delle wonderwomen. La lista è veramente lunga e non vorrei fare torto a nessuno. Se ho sempre continuato con grande passione è stato grazie a tutti i meravigliosi direttori, colleghi ed amici del pubblico e degli strepitosi teatri che ho conosciuto. Colgo l’occasione per ringraziare tutti. La Musica si fa sempre insieme con gli altri e per gli altri. E questa è la gratificazione più bella che ci sia.

Che cosa stavi facendo poco prima della chiusura totale d’inizio marzo, quali erano i tuoi impegni in scaletta?
Avevo in programma diversi progetti per avvicinare i ragazzi e i bambini al canto e alla musica, vari concerti e recital ed alcune opere ed operette. Ora non è ancora chiaro se quelle che partono da luglio e agosto verranno anch’esse spostate. Spero proprio di no! Mentre naturalmente per marzo, aprile e maggio è stato tutto già annullato.

E quindi come sei riuscita a cambiare i tuoi programmi in corsa? Hai avuto il supporto di alcuni colleghi o maestri in particolare?
Beh diciamo che tutte le persone coinvolte nei vari progetti desiderano recuperare il lavoro già investito e ci tengono molto che i progetti non vengano annullati, anche per il loro valore artistico e l’attesa del pubblico.

Attualmente, molti cantanti sono impegnati in concerti online, da soli o in collaborazione con altri colleghi, e so che anche tu ti stai cimentando in questa nuova dimensione: ci racconti qualche dettaglio?
Tra le varie cose, abbiamo eseguito a distanza una bellissima canzone “Je me ferai nuage” scritta dal mio amico Philippe Partridge, collegato dal Lussemburgo e conosciuto ai tempi di Milano, in una versione da quarantena con il mitico Nello Salza, la tromba di Morricone e Piovani, che ha interpretato le colonne sonore vincitrici di Oscar quali “C’era una volta in America” e “La vita è bella” ecc. Ognuno collegato dalla sua stanzetta, abbiamo dato vita a questa nuova melodia che speriamo prenda il volo come la nuvola nel titolo, per raggiungere tutti con gli effetti magici di cui narra.

Come valuti un’esperienza del genere? Quali contropartite, quali perdite o, all’opposto, quali arricchimenti inattesi stai notando?
Ogni nuova esperienza, soprattutto con musicisti di questo calibro, ti arricchisce già di per sé e sono grata per il riscontro che sta ricevendo, soprattutto dal pubblico, che l’ha accolta benissimo.

Secondo te che seconda parte di 2020 ci aspetta? Che ipotesi state immaginando, tra colleghi?
Ci sono gli ottimisti ed i pessimisti. Io personalmente sono fatalista e credo che ogni cosa capiti per una qualche ragione, anche se per noi risulta incomprensibile e dolorosa. Ho fiducia nella vita e, da credente, mi affido a Dio e al nostro intuito, ispirato dalle forze che stanno dentro ciascuno di noi. Non tutto dipende dall’uomo, ma noi possiamo bloccare o far fluire il corso della vita incominciando da noi stessi.

Cara Martina, ti ringrazio della tua squisita disponibilità!
Grazie a te, caro Massimo!

Qui di seguito, il sito personale di Martina Bortolotti e i link per vedere alcuni suoi lavori:
www.martinabortolotti.com
https://m.facebook.com/MartinaBortolottiSoprano/
https://youtu.be/2SSWOIf8nw8
https://youtu.be/qjFt-4u6CyU
https://youtu.be/VYupPdD8EwE
https://youtu.be/CHzkYQVz_fI

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