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Birdman, film originale e dissacrante del mito di Brodway

Birdman, film originale e dissacrante del mito di Brodway

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BIRDMAN  di Alejandro Gonzàles Inàrritu. Recensione di MK

Il regista di “Babel”e “21 grammi” ci offre ancora una volta una prova della sua grande capacità creativa sia nel soggetto, che nella trattazione filmica di grande coraggio e  libertà interpretativa. Come non notare il piano sequenza quasi totale per tutto il  film di  due ore dove la telecamera non stacca mai la scena seguendo i personaggi in una sequenza unica. Solo Orson Wells era riuscito in una scena di 15 minuti  nell’ Infernale Quinlan e  Hitchicock in Nodo alla gola,  ma nessun altro aveva poi osato creare un film d’azione in questa modalità di ripresa. Forse oggi i mezzi tecnici sono più avanzati ma rimane sicuramente un gesto unico nel panorama filmico mondiale. Questa scelta non è soltanto un vezzo tecnico, ma è esattamente calato su una storia vissuta in ambito teatrale, entrando totalmente nella scena di chi recita sul palco e fuori. Michael Keaton interpreta magistralmente un ruolo che possiamo immaginare difficile vista la necessità di girare quasi tutto in una scena unica.

Le trovate del film non sono solo queste, infatti, le capacità paranormali del protagonista nello spostare oggetti o nel volare vengono quasi normalizzate, proprio per fare l’ironia su come vengono usate in  chiave eclatante in altri film, non solo americani. La trovata della voce che sente, come quella della coscienza stessa,  non è altro che il vecchio mito che aveva interpretato del super eroe, quasi un super io di cui è ancora vittima. Come spesso succede ad alcuni attori che ne rimangono prigionieri per tutta la vita. Il gesto del tentato suicidio in scena diventa quasi comico, infatti  finisce grazie alla plastica facciale a cambiargli i connotati, questo come a suggerire  l’ ipotesi che attraverso un gesto di rottura ci si possa  modificare, non solo i nei connotati estetici.  Infatti, nell’ultima scena sembra proprio che  riesca a volare veramente, ma con un gesto di grande discrezione non lo mostra.  Interessante anche l’uso della musica ritmica di una semplice batteria un po’ dimessa a  sottolineare i momenti di tensione del film. In fondo il  film vuole ridicolizzare il  mitico teatro di Broadway, come allo stesso modo vuole  ridicolizzare i vari miti dei Superman del cinema americano, oltre agli attori che li interpretano. L’ironia è la cifra del film, un regista che ha sempre avuto una visione assai cruda della vita non poteva che trattare ironicamente i miti che Hollywood ha sempre creato. Il film merita sicuramente l’Oscar, in un panorama di film prevedibili e troppo attenti al botteghino, un regista che ha ancora il coraggio di sfidare le major e ridare un po’ di dignità all’arte filmica merita il giusto riconoscimento. Molto divertente la scena con Eduard Norton che decide di recitare realmente l’ amplesso sulla scena con la sua compagna con una vera erezione, quando nella vita privata la coppia non ne ha più. Un’altra ironia degna di nota, come se la recitazione nel virtuale sia più eccitante che nella vita privata. Ottima anche quella quando il protagonista rimane fuori del teatro e rientra in scena quasi nudo. C’è anche una dichiarata presa di posizione a favore dei  social network che finiranno per dare un successo inaspettato allo spettacolo che altrimenti non avrebbe avuto.

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