Veramente non capita tutti i giorni ad un comune mortale:, può capitare soltanto ad un tassista di trovare dimenticate sul sedile della sua vettura un mazzo di chiavi che si ingegna invano di restituire ma che, incuriosito dalla portata della villa della quale aprono il cancello, ci si introduce diventandone, più o meno inconsapevolmente, il provvisorio inquilino.

E si ritrova così in un mondo che non è chiaramente il suo ma che è quello che ognuno di noi sogna; è tentato di viverlo e decide di viverlo mentre i padroni sono in vacanza alle Maldive: una incredibile quantità di emozioni, di avventure anche perché usa appieno tanto la villa che il suo contenuto, dai vestiti agli alimenti, dallo champagne agli abiti fastosi dei veri padroni di casa fino alle opportunità di partecipare a feste e ricevimenti sempre sognati anche se mai visti nella realtà.

“ E’ tutta un’altra vita “ veramente quella che un affabulatore come Brignano ci fa vedere nei panni del tassista Gianni, marito di una donna “romana de Roma” buona ed un tantino frescona ( Paola Minaccioni, nei panni di Lorella, la moglie di Gianni ), un Gianni che sa inventarsi non una ma migliaia di scuse più o meno credibili che, solo loro, giustificano un film che senza quel mostro ormai sacro che è Enrico Brignano veramente non sarebbe che banale, assolutamente poco credibile se non fosse aiutato dalle accattivanti scene di pseudo nudo offerte da una donna incontrata ad una festa (Lola, Ilaria Spada ) alla quale si sono introdotti con il nome del proprietario della villa, veramente bella ed avveniristica, completamente domotica ed impregnata di grassa ricchezza.

Se lo scopo del regista Alessandro Pondi è quello dichiarato di celebrare “ l’identità “ che alberga in ognuno di noi bisogna riconoscere che ci è riuscito, ma era facile con un cast del genere di quello messo in campo all’interno del quale domina la figura di Brignano che sa mettere in campo tutta l’arte appresa da quel mostro sacro che è il suo maestro Gigi Proietti; degli altri personaggi rileviamo che la Minaccioni ci è apparsa un poco sotto tono e che l’altra protagonista, La Spada, si evidenzia alquanto per le sue curve e meno per la sua arte.

Una riflessione: Gianni, il protagonista, è il classico cinquantenne sposato, con due figli che non  si sa se li ama ed una moglie che non lo aiuta sulla strada della sua realizzazione; è questo il leit motiv della vita di oggi e le chiavi abbandonate sul sedile non rappresentano altro che la speranza di ognuno di raggiungere vette a volte impossibili.

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