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“Festival Show: Città della Speranza” (2016), devolverà le offerte raccolte in Piazza Ferretto a Mestre alle famiglie terremotate.

Speranza 003Festival Show: Città della Speranza” devolverà le offerte raccolte in Piazza Ferretto a Mestre alle famiglie terremotate.

Considerata la gravità della situazione causata dal sisma nelle regioni dell’Italia centrale del 24 agosto scorso, la Fondazione Città della Speranza, che da sempre si occupa delle gravi malattie che colpiscono l’infanzia, in accordo con il Comune di Venezia e la Produzione di Festival Show per la tappa di Mestre in Piazza Ferretto, ha deciso di devolvere quanto abitualmente viene raccolto nelle tappe del tour di Radio Birikina e Radio Bella & Monella alle famiglie con bambini in stato di difficoltà delle zone terremotate per dare loro un sostegno concreto. Durante la serata i volontari della Città della Speranza passeranno tra il pubblico di Piazza Ferretto per raccogliere le offerte.

 

«In momenti come questi – spiega l’Assessore Simone Venturini – dove eventi catastrofici sconvolgono la vita di intere comunità, devono riemergere i valori della solidarietà e dell’aiuto reciproco. L’immediata disponibilità che Fondazione Città della Speranza ha voluto manifestare per offrire un gesto concreto di vicinanza trova il pieno e convinto sostegno da parte del Comune di Venezia. La musica ancora una volta si fa strumento per toccare le nostre corde più sensibili. Invito tutti a riempire la Piazza e a dimostrare con quanta generosità possiamo aiutare chi ora è in difficoltà.»

 

«Ci sono dei momenti di tragedia e dolore nei quali ogni parola appare inopportuna – dice Paolo Baruzzo, co-presentatore e coordinatore della kermesse – Chiediamo in un grande momento di festa come quello garantito da Festival show e dal Comune di Venezia, che tutta Piazza Ferretto offra un gesto concreto di solidarietà attorno alle popolazioni colpite, attraverso la raccolta organizzata dai volontari della Città della speranza, presentati sul palco, prima della raccolta, dall’editore di Radio Birikina e Radio Bella & Monella, Roberto Zanella.»

 

Inoltre, durante l’evento, sul palcoscenico sarà diffuso, e più volte ricordato, il numero nazionale attivato dalla Protezione Civile 45500 affinché chiunque, non solo dalla Piazza, possa inviare un sms solidale per aiutare le persone colpite da questo dramma.

Link di riferimento per maggiori informazioni sulla Solidarietà: Festival Show: Città della Speranza(2016):

Fondazione 001

Solidarietà: Festival Show: Città della Speranza” – Presentazione de “ilprofumodelladolcevita.com”:

https://www.ilprofumodelladolcevita.com/festival-show-citta-della-speranza-2016-devolvera-le-offerte-raccolte-piazza-ferretto-mestre-alle-famiglie-terremotate/ ;

Solidarietà: Festival Show: Città della Speranza” – Official Web-Site “Fondazione Città della Speranza”:

http://cittadellasperanza.org/ ;

Solidarietà: Festival Show: Città della Speranza” – Official Web-Site Comune di Venezia:

http://www.comune.venezia.it/ ;

Solidarietà: Festival Show: Città della Speranza” – Official Web-Site “Radio Birikina”:

http://www.birikina.it/ ;

Solidarietà: Festival Show: Città della Speranza” – Official Web-Site “Radio Bella e Monella”:

http://www.belllaemonella.it/ ;

 

 

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra