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Il nostro Generale: Sergio Castellitto interpreta Carlo Alberto dalla Chiesa a quarant’anni dalla strage di Via Carini

E’ il 3 settembre 1982 quando il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa viene ucciso a  Torino dalle Brigate Rosse: è al comando di un Nucleo speciale di carabinieri sotto copertura, addestrati con metodi investigativi innovativi per l’epoca, per combattere l’ascesa dei brigatisti, che coltivavano l’obiettivo di sovvertire lo Stato democratico attraverso sequestri, omicidi e attentati.

Per celebrare gli eventi la Rai manderà in onda, da lunedi 9 gennaio in quattro serate, su Rai1, una serie di Lucio Pellegrini che racconta, con dovizia di particolari la storia del nucleo speciale antiterrorismo creato dal Generale Carlo Alberto dalla Chiesa per combattere l’attacco delle brigate rosse.

Nella attesissima serie Sergio Castellitto è Carlo Alberto dalla Chiesa mentre Lucio Pellegrini e Andrea Jublin sono i registi che si avvalgono della consulenza storica di Giovanni Bianconi; coinvolti nella realizzazione della serie i familiari del Generale, i veri membri del Nucleo ed alcuni magistrati che a suo tempo parteciparono alle indagini istruendo i processi.

Si tratta della ricostruzione accurata di una vicenda storica ancora poco conosciuta, ma anche del racconto più intimo e personale della vita dei protagonisti: i ragazzi del Nucleo antiterrorismo – interpretati da Antonio Folletto (Nicola, voce narrante della serie), Flavio Furno (Capitano Gian Paolo Sechi), Andrea Di Maria (Trucido), Viola Sartoretto (Minnie), Romano Reggiani (Funzionario), Alessio Praticò (Umberto Bonaventura), Stefano Rossi Giordani (Tedesco) – ma anche i famigliari di dalla Chiesa, con le interpretazioni di Teresa Saponangelo, nel ruolo della moglie Dora Fabbo, scomparsa prematuramente, Cecilia Bertozzi, Camilla Semino Favro e Luigi Imola nei panni dei tre figli SimonaRita e Nando dalla Chiesa, e Claudia Marchiori in quelli della seconda moglie Emanuela Setti Carraro.

La serie è stata realizzata con la collaborazione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, con il sostegno del Mic e di Film Commission Torino Piemonte ed è stata girata anche in alcuni dei luoghi reali delle vicende narrate, tra cui la Caserma dei Carabinieri Pietro Micca di Torino e il cortile dove le Brigate Rosse uccisero Fulvio Croce, presidente dell’ordine degli avvocati di Torino.

La trama: siamo nel 1973 ed il Generale dalla Chiesa viene trasferito da Palermo – dove era impegnato nella lotta alla mafia – a Torino dove le Brigate Rosse stanno iniziando a rivendicare le loro prime azioni di propaganda armata: il Generale è il primo a capire l’entità del pericolo per la già fragile democrazia italiana e la necessità di contrastarlo con nuovi mezzi investigativi.

Nonostante le resistenze dei vertici dell’Arma, dalla Chiesa non si arrende e, grazie alla sua ostinazione, nasce il Nucleo speciale antiterrorismo, un gruppo scelto di uomini, tutti giovanissimi, fortemente specializzato e capace di muoversi negli ambienti vicini ai brigatisti. Per i “ragazzi del generale” la lotta al terrorismo diventa un impegno totalizzante, non ci sono vacanze, pause, vita privata. La grande abilità strategica di dalla Chiesa, che non riguarderà solo la “lotta sul campo” ma anche l’intuizione dell’importanza dei pentiti, e il coraggio dei suoi ragazzi riusciranno a vincere la guerra contro le Brigate Rosse.

Tra i ragazzi del Nucleo spicca il pugliese Nicola (interpretato da Antonio Folletto), il prediletto di dalla Chiesa: la sua voce narrante ci guida dentro la complessità del periodo storico e di un Paese lacerato da tensioni sociali e oscure trame politiche. Quello tra dalla Chiesa e i suoi uomini non è solo un rapporto professionale: il generale è per loro un padre esigente, spesso duro, ma che sa guidarli, proteggerli e farli crescere. Mentre il Paese, nonostante le ferite profonde, riesce a sconfiggere il pericolo brigatista, i giovani del nucleo maturano e diventano adulti. Arricchisce la narrazione il racconto delle vicende private e delle relazioni familiari di dalla Chiesa: Dora Fabbo, l’amatissima prima moglie – interpretata da Teresa Saponangelo – morta prematuramente, i figli Nando, Rita e Simona, i nipotini, la giovane seconda moglie Emanuela Setti Carraro, che morirà insieme a lui a Palermo.

I personaggi:

CARLO ALBERTO DALLA CHIESA

Una vita per l’Arma. Carlo Alberto dalla Chiesa ha istituito tutto il suo percorso, le sue scelte professionali, la sua morale, la pedagogia dei figli, fino al proprio estremo sacrificio, sui valori dei Carabinieri: integrità, rispetto delle istituzioni, patriottismo. Non per questo la sua personalità è stata meno ricca e complessa. Nella serie è un militare che esige dai sottoposti lo stesso rigore che comanda innanzitutto a sé stesso. In guerra – e quella del Nucleo contro il terrorismo lo è stata senz’altro – la diplomazia nel governo della truppa non serve: ci vuole polso, autorità e carisma. Allo stesso tempo, il generale riesce a tenere vivo un lato umano vibrante e sincero. Sa ascoltare i suoi uomini poco più che ventenni scaraventati in una trincea di cui loro per primi non capiscono fino in fondo le proporzioni, ne comprende i dubbi, i tentennamenti, le paure. In qualche modo quei ragazzi sono tutti figli suoi. Soffre con loro, trema con loro, anche se non può darlo a vedere e per questo ne soffre. Ma i suoi soldati lo sentono e per questo gli sono fedeli.

Dalla Chiesa è un misto peculiare di rigore e empatia, di autorità e umanità, che riesce a aprire squarci di inaspettata leggerezza anche lì dove ci sono solo piombo e morte. Soprattutto, è un uomo di visione: la caratteristica chestoricamente lo distingue è la sua straordinaria capacità strategica. L’ha imparata durante gli anni da colonnello a Palermo, la mette pienamente in pratica contro il terrorismo: fenomeni complessi come la mafia e l’eversione vanno affrontati secondo logiche di sistema. Non si tratta di arrestare il singolo mafioso o il singolo brigatista, ma di ricostruire la rete. Da questa intuizione si genera un complesso di tecniche investigative – pedinamenti, analisi dei dati con i primi strumenti informatici, infiltrazioni – che fanno di Carlo Alberto dalla Chiesa uno dei più lucidi innovatori dell’intelligence della storia d’Italia.

Il nucleo antiterrorismo

Nicola

Il personaggio di Nicola è ispirato alle biografie reali di diversi sottufficiali che hanno preso parte, in vari momenti, al Nucleo. Pugliese, scappato dal Sud per non dover scegliere “tra la zappa e la tonaca”, è idealmente il primo dei ragazzi, cioè dei sottufficiali, del generale, quello che più di tutti compie un deciso percorso di trasformazione. La vicenda di Nicola è analoga a quella di tanti ragazzi della sua generazione che, in un momento storico che ha sfiorato la guerra civile, si sono ritrovati a combattere contro i loro coetanei che avevano scelto la militanza. Un romanzo di formazione che passa attraverso la perdita dell’innocenza, la consapevolezza politica, la scoperta dell’amore adulto e alla fine il più tragico dei riti di passaggio: la perdita di un padre, quel padre che il generale a tutti gli effetti era stato per lui.

Sechi

Ispirato alla figura del Capitano Gian Paolo Sechi, che ha preso parte alla prima fase del Nucleo antiterrorismo, Sechi è un sardo dai modi spicci e dall’intuito sveltissimo. È il primo ufficiale del generale, l’uomo che gli è sempre al fianco nei momenti difficili. È tagliente, controllato, infaticabile. Protettivo verso i sottufficiali, rispettosamente polemico con il generale quando è in disaccordo. Nonostante il carattere asciutto, rivela doti inaspettate di diplomazia, riuscendo a interfacciarsi anche con i superiori del generale in vece sua.

Trucido

Giovane campano, è un personaggio ispirato a uno dei membri del Nucleo antiterrorismo. Flemmatico, spiritoso, pieno di una pacata ma solida sicurezza nei propri mezzi, Trucido sa far sorridere gli altri e sa partecipare alle azioni più pericolose con la stessa leggerezza. A sorreggerlo è un equilibro innato e un autocontrollo che dà sicurezza a tutti. Spetta a lui gestire Patrizio Peci, il capo colonna di Torino che, scegliendo di collaborare – primo brigatista nella storia – consentirà a dalla Chiesa di ferire a morte le Brigate Rosse.

Minnie

Personaggio di invenzione, rappresenta le donne che, in anticipo sui tempi, dalla Chiesa volle all’interno del suo Nucleo. Poliziotta, abituata a lavorare alla buoncostume, si integra bene coi giovani colleghi carabinieri. Sa che per ora il suo ruolo non può essere equiparato a quello dei colleghi maschi e le pesa vivere in ufficio, collegata a una radio, i momenti di azione. Ma non ha nessun complesso verso gli uomini del gruppo. Ironica, sicura di sé, sa che la strada della piena emancipazione delle donne nelle Forze dell’ordine è ancora lunga. Ma la sua presenza è comunque un passo importante.

Funzionario

Visino da studente e amante della bella vita, a volte sembra che sia capitato a fare il carabiniere per caso. Del resto il Generale l’ha scelto un po‘ anche per questo: perché non diresti mai che è un carabiniere. Chi meglio di lui, allora, può essere speso per appostamenti e ricognizioni negli ambienti contigui al terrorismo?

Tedesco

Originario del Nord, il Tedesco è quello del gruppo che a un certo punto decide che non ce la fa più: i turni massacranti, il rischio di rimetterci la vita, il peso della paura diventano più forti dell’attaccamento ai colleghi.

I brigatisti

Nella serie emergono le figure dei capi brigatisti. Renato Curcio, Alberto Franceschini e Mara Cagol, leader storici; i primi due vengono arrestati, la terza muore in uno scontro a fuoco. E poi Patrizio Peci, tra i capi dell’organizzazione in una fase successiva, diventerà il primo pentito e pagherà la sua collaborazione con la morte del fratello Roberto, ucciso per vendetta dalle Brigate Rosse. Infine Giovanni Senzani, leader feroce nell’ultima fase dell’azione terroristica.

La famiglia dalla Chiesa

Dora alla Chiesa

Figlia di un carabiniere, conosce giovanissima dalla Chiesa. Si sposa con lui nel 1946. Insieme formano una coppia solida e affiatata. La vita di Dora non è facile, sa che suo marito vive esposto a rischi continui, eppure nasconde ogni moto d’ansia dietro un sorriso. Dora è una donna intelligente, colta e con una forte personalità, capace di comprendere il mutare dei tempi. A spezzarla è un infarto improvviso, che la porta via nel febbraio del 1978, a soli cinquantadue anni, poche settimane prima del rapimento di Aldo Moro. Un dolore enorme per il Generale e i suoi figli.

I figli del Generale

Rita, Nando e Simona sono tre figli legatissimi ai genitori, ma anche tre fratelli molto uniti, nonostante i caratteri diversi. Rita, la primogenita, è forte e non ha paura di confrontarsi – anche di scontrarsi – col padre che adora. Nando studia a Milano e poi diventerà professore di sociologia, ama i libri e con lui il padre parla di politica, per capire la rabbia e i pensieri dei giovani di sinistra. Simona, la più piccola, è l’unica che all’inizio della serie vive ancora in casa con i genitori: è dolce ma determinata e con un grande senso di pulizia morale.

Emanuela Setti Carraro

Nata nel 1950, crocerossina, incontra dalla Chiesa nel suo ultimo anno di vita e riesce nel miracolo di farlo innamorare per la seconda volta. Più giovane di lui di trent’anni, porta nella sua vita freschezza ed entusiasmo. È consapevole dei rischi che la attendono, della minaccia mafiosa e della sua solitudine politica, ma insiste ugualmente per seguire il marito a Palermo. Trova la morte con lui, il 3 settembre 1982, in via Carini.