Io Sono Tempesta

Io sono Tempesta, ricchezza e povertà possono coincidere? Marco Giallini ed Elio Germano sono i protagonisti di questo molto accattivante film che tratta delle vicende di un facoltoso uomo d’affari condannato penalmente al carcere per evasione fiscale ma che, per opera di bravi avvocati, ottiene di poter scontare la pena dedicandosi a svolgere servizio sociale in un centro di accoglienza per poveri, anziani e malati.

L’uomo di affari, il cui personaggio risponde al nome di Numa Tempesta è interpretato dal solito bravo, sornione, a volte apparentemente lontano dal mondo dei vivi Marco Giallini che svolge la sua parte con la professionalità di sempre e con la solita simpatia che lo contraddistingue, mentre un altro dei numerosi protagonisti a latere della storia è un poveraccio con figlio a carico, un coatto che risponde al nome di Bruno, uno splendido ma non insolito Elio Germano che, lasciato dalla moglie, si porta sulle spalle come una scimmietta intelligente il figlio che non ha voluto vivere con la madre.

L’incontro tra i due è foriero di generare simpatiche ed avvincenti avventure all’interno di una location romana molto prestigiosa ed il cast di comprimari, alcuni dei quali realmente presi dalla strada, rende molto bene l’idea di quanto, volendo, potrebbe farsi del bene semplicemente mettendo in funzione non tanto il cervello ma il cuore.

Già dalle sue prime battute il film, la cui regia è affidata a Daniele Luchetti, induce a pensare che la storia narrata non sia proprio immaginaria ma, anzi, il riferimento ad un personaggio politico ancor oggi in auge,noto per le sue stravaganze ma anche per la sua disponibilità ad aiutare gli altri può apparire abbastanza possibile: un finanziere incallito, un uomo d’affari abituato a trattare milioni di euro come se fossero bruscolini non si trova tutti i giorni come non si trova tutti i giorni un uomo che, in siffatte condizioni, riesce – qui suo malgrado ma con convinzione – a dedicarsi al bene altrui e Giallini/Tempesta è super bravo a calarsi nei panni di tanto particolare personaggio.

Molto ben caratterizzata appare la banda di “ beneficiati “ da Numa Tempesta che, da ospiti di uno sgangherato centro sociale, arrivano addirittura a toccare i vertici di lussuosi alberghi e di grandiose abitazioni, certamente facilmente abituandosi all’ agio ed al lusso; fino a quando una novità si concretizza all’interno dell’uomo d’affari, una novità che induce a riflettere se egli con il suo comportamento abbia veramente voluto far del bene o se invece abbia voluto trarre beneficio soltanto per se stesso.

Certo è un fatto: il pubblico in sala è rimasto con la bocca amara, ma per il novantacinque per cento della durata del film ( oltre un’ora e mezza), si è veramente divertito nell’assistere allo svolgimento delle vicende di un personaggio contemporaneo un tantino cialtrone ed un tantino bonariamente dedito, anche se per convenienza, agli altri; ed ha potuto scoprire come dietro una enorme richhezza o dietro ad una altrettanto pesante povertà ci siano, in fondo, soltanto degli essere umani.

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