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Oi Vita Mia, la “commedia sociale” di Pio e Amedeo è un buffetto leggero che non graffia come dovrebbe

Oi Vita Mia, la “commedia sociale” di Pio e Amedeo è un buffetto leggero che non graffia come dovrebbe

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Certo che ne hanno fatto di strada, Pio e Amedeo. Da TeleFoggia, passando per Le Iene (circola ancora in rete un’intervista molto divertente in cui fecero arrabbiare di brutto una giovanissima Giorgia Meloni) fino ai viaggi “a scrocco” con Emigratis dove riuscivano a mettere a nudo – con una satira ferocissima – i vizi e le virtù che il dio denaro ha concesso a molti vip nostrani all’estero.

Adesso il duo pugliese, dopo il fortunato varietà Felicissima sera andato in onda su Canale5 in prima serata, ritorna al cinema (questo è il loro quinto film) e lo fa con entrambi alla regia di “Oi Vita Mia”, prodotto da PiperFilm e Our Films in collaborazione con Netflix. Sarà distribuito in 500 sale dal 27 novembre con la partecipazione, tra gli altri, di un melanconico Lino Banfi, di un finto spagnolo Luca Argentero e di un cameo dei Pooh, quelli che il duo pugliese chiamano i “Beatles italiani”.   

In questa “commedia sociale”, così l’hanno definita presentandola alla stampa al cinema Adriano di Roma, Pio gestisce una comunità di recupero per ragazzi mentre Amedeo è il responsabile di una casa di riposo per anziani. Il primo ha una relazione in crisi, con la fidanzata che lo mette alla porta, l’altro una figlia adolescente irrequieta. Il destino vuole che i due mondi si debbano “incontrare” sotto lo stesso tetto, quello della casa di riposo dove lavora Amedeo, e da qui iniziare una nuova fase fatta da situazioni assurde tra bollette da pagare, partite a padel e “ingegnose” truffe sfruttando la legge 104 che prevede l’IVA agevolata per le persone con disabilità e i loro familiari.

“Il nostro è un film libero e inclusivo – ha detto Pio d’Antini nella conferenza stampa di presentazione – E noi ci identifichiamo molto in questo. Parliamo della libertà di scegliere e di fare come uno meglio crede. Abbiamo preferito perdere qualche risata di pancia, ma fare un film nostro e i produttori ci hanno dato molta fiducia”. Sulla stessa linea anche Amedeo Grieco: “Abbiamo cercato di portare un po’ delle nostre vite al cinema. Nel film succedono anche cose difficili e complicate da masticare. Insomma, si scherza, ma si strappa anche un pensiero. Talvolta bisogna sforzarsi di essere felici”.

Insomma che ci sia il tentativo di cambiare registro è evidente (“Abbiamo 42 anni – dice ad un certo punto Pio ai giornalisti – volevamo fare un film in cui abbiamo voluto parlare di libertà in tutti i suoi aspetti), che il duo ci sia riuscito questo, forse, un po’ meno.

Nel film si ride poco mentre abbondano i cliché: i ragazzi in comunità sono “drogati” e composti da uno zingaro, uno di colore, uno che fuma le canne, uno che pensa solo a mangiare e una vegana…il maschio “patriarcale” che vuole la donna in cucina, la ragazza che fa la “stupidaggine” e si ritrova incinta, il maestro di padel che rimorchia le donne degli altri, il ragazzo disabile a cui piacciono le donne e per farlo felice gli si regala una prima volta con una prostituta…e si potrebbe continuare su questa linea. Anche il ruolo di Lino Banfi, un malinconico “Mario Monicelli” che con la sua telecamerina riprende tutto perché malato di alzheimer, appare un po’ forzato, incollato nel racconto. Di bello ci sono i paesaggi, la città di Vieste, il Gargano e una colonna sonora che spazia da Barry White a Tosca fino ai Pooh in carne ed ossa.

“Oi vita mia” sembra un buffetto leggero, di quelli che si danno con un sorriso all’amico di turno.  Molto lontano da quella comicità a volte greve ma certamente graffiante e irriverente del duo pugliese.  Adesso spetterà al pubblico dire se questa “svolta” di Pio e Amedeo va premiata o rimandata.