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“Senza fine”: esce al cinema il “docufilm impossibile” su Ornella Vanoni

La locandina del film ©IWP

Prodotto da Tenderstories, Wildside e Indiana Production e distribuito in Italia da I Wonder Pictures/Unipol Biografilm Collection, dopo la sua presentazione nelle “Giornate degli Autori” dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia e in anteprima stampa al Cinema Quattro Fontane di Roma la settimana scorsa, esce nelle nostre sale il 24 febbraio “Senza fine”, il docufilm che Elisa Fuksas ha dedicato ad Ornella Vanoni.

Elisa Fuksas e Ornella Vanoni sul set del film ©IWP


Il racconto inizia quando l’automobile che porta la celebre cantante fa sosta in una stazione di rifornimento e fa salire la regista. Quest’ultima stava aspettando da tempo sotto quel sole d’estate: si tratta soltanto del primo di una serie di ritardi cui la Vanoni costringerà la Fuksas, con buona pace dell’intera troupe e dei tempi di produzione.
La meta di quella trasferta è un vecchio albergo termale ancora in attività. Unica ospite, al centro di tutti i riflettori, Ornella Vanoni si dividerà tra la propria lussuosa stanza, le sessioni di cura e quelle per il documentario, e l’interazione con i tre invitati d’eccezione Paolo Fresu, Vinicio Capossela e Samuele Bersani, autori dalla cantante amati che con questa insceneranno un dialogo (eminentemente musicale il primo, discorsivo gli altri due – eccezion fatta per la conclusione di Capossela al pianoforte).

Vinicio Capossela e la Vanoni in un momento del film ©IWP


Fedele all’immagine trasmessa negli anni (e ribadita nelle ultime performance discografiche e televisive), Ornella Vanoni si mostra nella propria naturalezza, serenamente consapevole della propria essenza e dunque incurante di una cinepresa – in verità sempre discreta – che ne esplora il corpo segnato – e al tempo stesso graziato – dall’età, nelle situazioni più informali, più consone alla quotidianità del dietro le quinte che non ad un set cinematografico.
La Vanoni che ammiriamo qui, più che una diva staccata dal contesto e brillante di luce propria, sembra essere al contrario parte dell’ambiente e della Natura, è vicina e subito dopo immensamente lontana, appare e scompare come un raggio di sole, emerge dalle acque per poi ritornarvi… In “Senza fine”, Ornella è (quasi) nuda, ma quella nudità è il corpo più difficile da penetrare. Lo scopre presto Elisa, costretta a rivedere interamente la sceneggiatura scritta con perizia e dovizia di dettagli e soluzioni immaginifiche assieme a Monica Rametta: ogni ciak è minato dalla imprevedibilità di Ornella, che nemmeno si presenta alle riprese oppure infrange il copione, ora manifesta tutta la propria insofferenza verso quel progetto filmico ora valica ogni distanza interagendo con la regista come con un’intima amica. Non è quindi un caso se i momenti più accattivanti siano quelli rubati o non previsti (le prove abortite, le litigate tra “regista e attrice”, i silenzi, i vuoti, tutte inquadrature opportunamente non scartate dal montatore Michelangelo Garrone) e invece quelli dei tre musicisti e il finale “fantasy”, con la trasformazione della cantante in una sirena avvolta in variopinte vesti, risultino le scelte registiche più sacrificate e castigate dell’intero film (e all’ultimo non giova una metamorfosi troppo labilmente preparata nel precedente paio di inserti con effetto speciale sul corpo della Vanoni).

La Vanoni nel finale del film ©IWP


Il film, infatti, non è su Ornella Vanoni, non è sul suo passato (felicemente circoscritto in pochi frammenti tv e uno splendido faccia a faccia tra l’interprete oggi e la sua gigantografia in bianco e nero) e non è sul suo presente: “Senza fine” è un “docu-fantasy” su Ornella ed Elisa. Un film, appunto, senza fine e senza inizio perché impossibile e per questo immensamente affascinante.

Massimo Nardin è Dottore di ricerca in Scienze della comunicazione e organizzazioni complesse, docente universitario presso l'Università Lumsa di Roma e l'Università degli Studi Roma Tre, diplomato in Fotografia allo IED Istituto Europeo di Design di Roma, giornalista pubblicista, critico cinematografico, sceneggiatore e regista. È redattore capo della sezione Cinema della rivista on-line “Il profumo della dolce vita” e membro del comitato di redazione di “Cabiria. Studi di cinema - Ciemme nuova serie”, quadrimestrale del Cinit Cineforum Italiano edito da Le Mani (Recco, GE). È membro della Giuria di “Sorriso diverso”, premio di critica sociale della Mostra del Cinema di Venezia, e del Festival internazionale del film corto “Tulipani di seta nera”. Oltre a numerosi saggi e articoli sul cinema e le nuove tecnologie, ha pubblicato finora tre libri: “Evocare l'inatteso. Lo sguardo trasfigurante nel cinema di Andrej Tarkovskij” (ANCCI, Roma 2002 - Menzione speciale al “Premio Diego Fabbri 2003”), “Il cinema e le Muse. Dalla scrittura al digitale” (Aracne, Roma 2006) e “Il giuda digitale. Il cinema del futuro dalle ceneri del passato” (Carocci, Roma 2008). Ha scritto e diretto diversi cortometraggi ed è autore di due progetti originali per lungometraggio di finzione: “Transilvaniaburg” e “La bambina di Chernobyl”, quest'ultimo scritto assieme a Luca Caprara. “Transilvaniaburg” ha vinto il “Premio internazionale di sceneggiatura Salvatore Quasimodo” (2007) e nel 2010 è stato ammesso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali al contributo per lo sviluppo di progetti di lungometraggio tratti da sceneggiature originali; nell'autunno 2020, il MiBACT ha ammesso “La bambina di Chernobyl” al contributo per la scrittura di opere cinematografiche di lungometraggio.