Una carezza lunga “18 regali”, dal 2 gennaio al cinema 

di Giancarlo Salemi

La magia del cinema è quella di raccontare storie. Con la forza delle immagini e il sottofondo delle musiche. Se, poi, le vicende raccontate sono davvero accadute, partono cioè dalla vita reale, la forza del cinema è ancora più debordante perché si ha voglia di sapere, capire, scoprire come è andata davvero a finire. 

Purtroppo la storia della trevigiana Elisa Girotto, che ha fatto il giro del mondo, non finisce bene. Colpita da un tumore al seno, si è spenta, dopo una lunga battaglia contro la malattia, ad appena quarant’anni. La sua scelta, di lasciare 18 regali – da qui il titolo del film – alla sua piccola Anna (che oggi ha tre anni) ha commosso tutti: un regalo dalla mamma – dalla biciletta al pianoforte fino ad un corso di tuffi – fino alla maggiore età. 

Una storia che ha ispirato il giovane regista Francesco Amato, già candidato al David di Donatello con Ma che ci faccio qui, che fa rivivere la storia di Elisa grazie ad una toccante Vittoria Puccini accompagnata da Edoardo Leo, il marito Alessio, e dalla figlia immaginata fino alla soglia dell’età adulta, impersonata da una sorprendente Benedetta Porcaroli.

Il film ripercorre tutti i compleanni della piccola Anna fino al diciottesimo, quando però la sofferenza della ragazza si trasforma in un atto di ribellione, dovuto al fatto di non aver mai potuto realmente conoscere la propria madre, e scappando dalla festa che le era stata organizzata ha un incidente che la confina in un coma farmacologico. Ed è proprio grazie a questo espediente che il regista fa un salto alquanto azzardato anche nella sceneggiatura proiettando la quasi diciottenne Anna ai giorni in cui sua madre scopre la malattia e, con coraggio, porta avanti la gravidanza.

Il film così diventa un sogno, una proiezione onirica, dove Anna che è cresciuta arrabbiata con il mondo si scontra con la figura invece molto amante della vita e degli altri di sua madre Elisa che, lavorando in un’agenzia interinale, ha sempre dato una mano al prossimo nella ricerca del lavoro, offrendo quelle chance di riscatto che un po’ tutti vorremmo avere nella vita.

Certo questo film “è una storia d’amore”, come hanno raccontato alla Casa del Cinema di Roma durante la proiezione stampa, sia il regista che gli sceneggiatori. Lo ha detto bene la stessa Vittoria Puccini: “La cosa che mi ha colpito di più di Elisa è stato il coraggio. Ci siamo avvicinati a questa storia con grande rispetto, abbiamo parlato a lungo con il marito, abbiamo messo tutto il cuore che potevamo mettere. È un film emozionante perché celebra la vita, il coraggio di una donna che trova il modo di accompagnare la figlia fino ai diciotto anni pur non essendoci fisicamente”. 

È stata incredibile la generosità con cui Alessio, anche lui presente alla proiezione stampa, e il resto della famiglia ha accolto gli autori del film (il papà di Elisa – rappresentato da un sempre bravo Marco Messeri – purtroppo è venuto a mancare qualche giorno fa). Con l’obiettivo dichiarato di far conoscere la storia di Elisa, utilizzando un veicolo eccezionale – verrebbe da scrivere che va oltre la morte – come appunto la realizzazione di un film. Che è come una carezza, la stessa che Elisa avrebbe voluto dare a sua figlia vedendola crescere. La stessa che arriva agli spettatori che non possono far altro che piangere e magari scoprire, alla fine del film, di quanto sia, nonostante tutto, così maledettamente bella la vita.

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