THE BALLAD OF BUSTER SCRUGGS dei Fratelli Coen

75 MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA- in concorso: “THE BALLAD OF BUSTER SCRUGGS“-, di Joel e Ethan Coen. Recensione di Antonio Ippolito. La piattaforma Netflix invade la Mostra del Cinema di Venezia in una giornata piovosa e non ricca di sorprese. Infatti, oltre al film delle stelle canore Cooper-Gaga, Netflix presenta la nuova pellicola dei fratelli Joel ed Ethan Coen, un esordio sul piccolo schermo in veste di sceneggiatori e registi con The Ballad of Buster Scruggs, in tv a partire dal prossimo 16 novembre.
I ben quattro volte premi oscar, presentano una miniserie ambientata nel vecchio west e costituita da sei storie distinte. Brevemente gli episodi narrano nel primo di un cowboy canterino, che dà il titolo alla serie, dove i registi mettono in scena tutto il sapore del loro cinema, come siamo stati sempre abituati a vederli, ironici e visionari; nel secondo episodio raccontano di un ladro di banche e bestiame (James Franco) che diverte per la sua imbranataggine e, ancora qui, riecheggia la virtù dei Coen, ricordandoci scene di antologia come in Fratello dove sei e nel Il Grande Lebonski. Ma, a partire dal terzo episodio, in sala qualcuno inizia a chiudere gli occhi, seguiamo le vicende di un attore e dell’impresario di una compagnia teatrale (Liam Neeson), nel quarto episodio conosciamo un cercatore d’oro (Tom Waits) che difende a denti stretti il suo bottino. A seguire troviamo una donna che segue due mandriani sulla Oregon Trail ed infine, nella sesta ed ultima puntata, cinque personaggi fantasiosi, tutti diversi tra di loro, viaggiano su una diligenza diretta in una località sconosciuta e misteriosa, raccontandosi delle loro esperienze di vita con finale dissacrante. Quest’ultimo episodio ricorda molto i personaggi raccolti lungo la strada dalla carrozza di “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino, sembrerebbe quasi copiato, ma Tarantino è un’altra storia.
The Ballad of Buster Scruggs è un film totalmente ideato dai fratelli Coen sceneggiato e anche coprodotto, da prendere esattamente così com’è, come siamo stati abituati a vedere Ave, Cesare!, o altre stranezze come Il Grinta. Fin dalle prime scene si percepisce la forza divertente e esilarante del gusto dei Coen che non passa in secondo piano. Un film che vuole intrattenere ma che nel frattempo sfocia nella mitologia dei personaggi western, un mondo che i fratelli hanno già percorso e che ben conoscono. Ma ciò non basta a rendere il film una pietra miliare, un prodotto da ricordare come vincitore alla mostra del cinema di Venezia. Forse rimane un film cosi leggero che, pur essendo un’ opera curiosa e ben fatta, si dissolverà nei nostri ricordi fin da subito, appena finiti i titoli di coda.

 

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