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Fenomenologia (ma che parola è?) su Maurizio Battista “Uno, nessuno e centomila”

Fenomenologia (ma che parola è?) su Maurizio Battista “Uno, nessuno e centomila”

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È dal 17 dicembre che Maurizio Battista “vive” al Teatro Olimpico di Roma. Ci ha passato Natale, Capodanno, la Befana e si appresta a fare anche Carnevale (sarà in scena fino all’8 febbraio). Ma se ogni sera il suo “Uno, nessuno, centomila” è sempre sold out un motivo ci sarà. Siamo andati a vederlo proprio per cercare di scoprirne i segreti, a partire dal pubblico, con il quale il comico romano ha un feeling non da tutti.

Lo spettacolo è un vero show, di quelli del secolo scorso, verrebbe da scrivere. Ci sono le canzoni degli anni Sessanta e Settanta, debitamente cantate da Marcello Cirillo e orchestrate da Demo Morselli (quello che ha all’attivo oltre 400 sigle musicali), ci sono gli ospiti a partire da Manuela Villa (questo anno ricorre il centenario della nascita del papà, Claudio Villa) e i cabarettisti come il ventriloquo Samuel e l’orchestra e le ballerine che vengono presentate come “belghe” per poi scoprire che sono di Primavalle, Labaro o Centocelle.

Insomma, è tutto un prendersi in giro. E Battista in questo, portando in scena la sua vita vissuta, ci sguazza. Come quando racconta un fatto dolorosissimo, la scoperta di una fistola al sedere, ma che diventa argomento su cui strappa una risata, anche se non dovrebbe essere così. Un Battista che ci tiene, quasi a rivendicarlo, a dire che “non è scolarizzato”, che alla medie – ultima pagella nota – uscì con la sufficienza. “Perché alzare l’asticella?” – dice, muovendosi a destra e sinistra sul palco – “poi si creano false aspettative…io ci ballo come al limbo sotto l’asticella”. Ed è proprio questo che funziona. Battista non è “costruito”, non è un personaggio diverso da quello che appare. Così la figlioletta, quella più piccola di appena 9 anni, avuta nel terzo matrimonio con Alessandra Moretti, può ricevere regali dal padre solo se i suoi voti si fermano al cinque. Altrimenti sarebbe altro da lui e, questo, non va bene.

Lo spettacolo, dura oltre tre ore, serve anche a lanciare qualche messaggio che potrebbe essere utile a chi amministra una città grande come Roma. Ad esempio, sulla mobilità (che parola è? dice Battista “io penso all’autobus che non arriva”, altro che mobilità) dove la Città Eterna di eterno ha il suo traffico perenne, la mancanza di parcheggi, una metropolitana che è una “croce” rispetto a quelle di Barcellona, Parigi, Londra. E il pubblico ride, partecipa, interviene e dice come sia tutto vero, come quello che grida: “A Mauri’ per venirti a vedere ho parcheggiato più lontano di dove abito!”

Forse è questo il segreto del suo successo…tanto da essere riuscito, unico comico nel panorama italiano a riempiere il Circo Massimo con più di 5mila spettatori che, pur di vederlo, chissà dove hanno parcheggiato!