Sotto a chi tocca, regia di Giorgio Pasotti
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Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno, Stefano Fresi, Giacomo Giorgio e Linda Messerklinger e lop stesso regista, Giorgio Pasotti, interpretano le parti di sei candidati chiusi in una stanza chiusa per sostenere un colloquio che non inizierà mai, perché è già cominciato: Fernando, Daniela, Enrico, Carlo, Giulio e Franca vengono convocati da una multinazionale tanto prestigiosa quanto enigmatica.
Pensano di dover affrontare una semplice selezione, ma scoprono presto di essere finiti dentro un esperimento crudele, dove ogni gesto viene osservato, ogni reazione valutata e ogni debolezza trasformata in arma; a rendere tutto più inquietante, una rivelazione: tra loro si nasconde una talpa dell’azienda. Da quel momento il colloquio diventa un gioco psicologico al massacro, fatto di prove assurde, umiliazioni, alleanze fragili e tradimenti improvvisi. Chi lascia la stanza è fuori. Chi resta, forse, vince.
Il film si ispira a un testo teatrale di 20 anni fa: ” Il metodo Gronholm “ e si concretizza in una commedia che segue i meccanismi di un thriller psicologico ambientato nel mondo della selezione del personale all’interno del quale vige il metodo del giudizio di ogni candidato: una storia dal finale assolutamente sorprendente.
Molto apprezzabile il lavoro di squadra che Pasotti è riuscito a mettere insieme per raccontare diverse cattiverie insite nella sceneggiatura e nel soggetto che pone in particolare evidenza il personaggio di Giorgio sotto l’aspetto delle sue mancanze a livello di “ umano “ in quanto è vero si che ci sono test, ci sono prove, ma quello che crea realmente limiti a questa persona riguarda la sfera della sua umanità.
Queste sono le riflessioni del film, che sottolinea quanto è importante essere un certo tipo di persona anche per essere migliori sul lavoro, sottolineando che viviamo in una società che richiede sia empatia e cinismo oltre che cattiveria, una cattiveria che il film evidenzia in maniera significativa certamente per dire che se la cattiveria non ce l’hai simularla è veramente difficile


